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Per Repubblica i terroristi in Siria sono "milizani antiregime" guidati da un "governo di salvezza"

 
 

Repubblica annuncia la liberazione a Idlib di Alessandro Sandrini, cittadino italiano rapito nel 2016 al confine tra Siria e Turchia, specificando che l’italiano è stato liberato dal “’governo di Salvezza’, gruppo antigovernativo della zona di Idlib”, frase ripresa da tutti i siti dei quotidiani (per esempio dal Fatto, da Rainews, da SkyTg24, Avvenire, Il Messaggero, Il Secolo XIX etc.). La notizia è accompagnata da una strana mappa della Siria, verosimilmente pubblicata non tanto per farci sapere dove è stato liberato esattamente Sandrini (considerato che Idlib è il nome più ricorrente negli articoli e nei servizi TV sulla Siria delle ultime settimane), quanto per indottrinarci sulla nuova situazione sul campo dopo la presunta sconfitta dell'ISIS (Trump dixit).

La mappa ci mostra infatti la Siria scomposta nel consueto mosaico di colori (Repubblica sceglie delicate tonalità pastello) a cui siamo ormai tristemente abituati, ma questa volta con una peculiarità che salta subito all’occhio: non c'è più traccia di formazioni terroriste. O almeno, non con i nomi con cui abbiamo imparato a identificarle in tutti questi anni.
Il restyling stavolta è radicale. Scompare totalmente l'Islam dalle denominazioni e in questa
nuova rappresentazione la Siria risulta divisa tra:

- "regime" di Damasco (non è più neanche siriano, è solo "di Damasco")
- turchi e alleati
- curdi (i turchi ci sono, sugli USA stiamo zitti zitti)
- miliziani antiregime

Oltre a questo elegantissimo "governo di salvezza" insediato proprio a Idlib, la regione dove, dal 2016 in poi, sono convogliati tutti i terroristi temporaneamente graziati dal governo siriano nella speranza di evitare una carneficina (compresi quelli, circa 350, sconfessati dai governi occidentali). La stessa regione da cui pochi giorni fa sono partiti i missili che hanno ucciso cinque bambini ad Al Suqaylabiyah e da cui sono partiti i 17 razzi che hanno colpito la base russa di Hmeymim.

Ma da dove salta fuori questo “governo di salvezza”?

Il “governo di salvezza” non è affatto un “gruppo”, come dice Repubblica, ma un organismo composto da un primo ministro, due vice ministri e ben 11 ministri. È l’ennesimo e il più debole tentativo, a oggi, di imporre alla comunità interna e internazionale un’alternativa de facto al governo legittimo, e al contempo è l’organo di amministrazione operante in quel territorio su cui i nostri media in questi giorni stanno versando tante lacrime premature.
È stato creato a Idlib nel novembre 2017 e viene considerato illegittimo perfino dall’altrettanto illegittimo "governo ad interim" fondato a Istanbul nel 2013
sotto esplicita pressione USA e dagli USA generosamente sostenuto a suon di milioni di dollari.
L'ostilità tra le due “rappresentanze” è in fondo giustificata, dal momento che la prima iniziativa del "governo di salvezza" è stata scagliare bande di jihadisti contro l’organismo rivale, strappandogli il controllo delle amministrazioni locali e dei punti strategici nell’area.

Bande di jihadisti si diceva.

Ebbene sì, perché il "governo di salvezza” in realtà è un'emanazione di Hayat Tahrir al-Sham (HTS), formazione che riunisce sotto un’unica sigla al-Nusra e altre marmaglie, tra cui anche il famigeratissimo movimento Nour al-Din al-Zenki.

Per aiutare chi facesse fatica a orientarsi in questo caos di vecchie formazioni con nuovi nomi, il “governo di salvezza” un anno dopo la sua formazione ha deciso di adottare una nuova bandiera: una splendida combinazione tra il vessillo colonialista rispolverato otto anni da dal Free Syrian Army e... la bandiera di al-Nusra. 

Per una curiosa coincidenza, il 2017 è stato anche l’anno in cui la Gran Bretagna ha tolto il passaporto a ben 100 suoi cittadini in odore di jihadismo, condannandoli sostanzialmente a battersi a oltranza a Idlib per semplice mancanza di alternative. Questi ex-britannici rimasti intrappolati in Siria si sono raccolti in un’organizzazione chiamata Unity Project, capitanata dal

terrorista statunitense Bilal Abdul Kareem, il quale in un’intervista si vanta dei buoni rapporti che intercorrono tra la sua associazione e il “governo di salvezza” («Penso che gruppi come HTS e il governo di salvezza considerino il nostro lavoro importante per il popolo siriano. In genere non ci ostacolano»). È troppo poco per giungere a qualunque conclusione, ma forse vale la pena memorizzare il dettaglio.

Tornando a Repubblica, nella mappa i “miliziani antiregime” occupano la stessa regione di Idlib in cui si è insediato il "governo di salvezza". Se ne deduce che i “miliziani antiregime” di cui parla la legenda altri non sarebbero che i terroristi di Hayat Tahrir al-Sham.

Come già detto, Hayat Tahrir al-Sham è al-Nusra, e al-Nusra è al-Qaeda.
Al-Qaeda non è una "milizia antiregime". Al-Qaeda nasce altrove e con ben altre mire. Se domani arrivassero i tagliagole di al-Qaeda in Italia non li chiameremmo "milizie anti-governative" solo perché in Italia c'è un governo.

La malafede è evidente, la complicità nel tentativo di rilegittimazione della banda jihadista è conclamata. D’altronde, quando nell'articolo successivo devi lanciare il grido di dolore quotidiano per i civili di Idlib minacciati dall’orco non ti puoi permettere di scrivere "al-Qaeda" nella mappa della pagina prima.

E così, voilà, una bella manata di vernice e i terroristi diventano "miliziani antiregime" guidati da un "governo di salvezza".

 

Roberta Rivolta

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