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Perché proporre il G8 (in chiave anti Cina) è un grave errore di valutazione

 

Che Trump (con Conte al seguito) rivaluti il G8 dei bei tempi passati della subalternità della Russia all'Occidente (auspicata anche dagli ambienti finanziari ed economici russi che hanno interessi prevalenti nel rapporto con le istituzioni finanziarie statunitensi e occidentali) si può anche capire.

Che Trump (e i suoi recalcitranti alleati europei) rifiutino la realtà di un mondo multipolare, meglio rappresentato dal G20 (a cui partecipa la Cina), è più che comprensibile. Ma che anche settori di sinistra elevino cori di soddisfazione per un'operazione che ha tutte le caratteristiche di un tentativo di incorporare la Russia in un'alleanza in funzione prevalentemente tesa a contenere l'ascesa della Cina come co-protagonista della scena mondiale, con il relativo rafforzamento dell'egemonia imperialista, a me sembra perlomeno discutibile.

Un errore di valutazione che non ha niente a che fare con la giusta richiesta di ritiro delle sanzioni alla Russia, ma piuttosto con il rilancio di una strategia che tanto ricorda i tentativi fatti a Pratica di Mare, con la benedizione di Silvio Berlusconi, per agganciare la Russia al carro atlantico.


Meno male che, almeno per ora, Putin respinge queste avances al mittente, e nel suo viaggio in Cina ribadisce il concetto che l'Occidente sta coltivando illusioni, presentando uno schema che la storia degli ultimi anni ha definitivamente condannato. Detto questo, occorre anche respingere con la massima energia i rigurgiti di russofobia (e di arroganza filo-imperialista e stupidità politica) che sta manifestando il PD nel suo complesso che, come al solito, non ha capito nulla di come sta girando il mondo e dimostra di rappresentare le posizioni più arretrate e pericolose per quanto riguarda la politica estera del nostro paese. 


Mauro Gemma
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