Petro lancia l’allarme: «Il fascismo mafioso vuole tornare al potere in Colombia»

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Il presidente colombiano Gustavo Petro ha lanciato un duro attacco contro il candidato della destra radicale Abelardo de la Espriella, accusandolo di rappresentare la continuità politica delle forze che hanno alimentato violenza, paramilitarismo e repressione nel Paese. In una lunga dichiarazione pubblicata sui propri canali social, Petro ha risposto agli attacchi personali ricevuti da De la Espriella, respingendo ogni accusa di corruzione e denunciando quella che considera una campagna di persecuzione politica contro il movimento progressista. «Non ho rubato un solo peso delle casse pubbliche né commesso alcun reato», ha affermato il presidente colombiano, sostenendo che le minacce di incarcerazione rivolte nei suoi confronti derivino esclusivamente dalle sue posizioni politiche in favore delle classi popolari.

Petro ha collegato il progetto politico del suo avversario all’eredità dell’ex presidente Álvaro Uribe, accusando entrambi di rappresentare quello che ha definito un «fascismo mafioso» che avrebbe già governato la Colombia in passato. Secondo il capo dello Stato, il fascismo avrebbe lasciato ovunque una scia di distruzione e violenza, richiamando esempi storici che spaziano dall’Europa del Novecento all’America Latina. Nel suo messaggio, Petro ha ricordato anche il drammatico bilancio del conflitto interno colombiano, attribuendo alle strutture paramilitari e ai loro sostenitori politici la responsabilità di centinaia di migliaia di vittime.

«Mi sono opposto a loro con la parola pubblica e senza armi li ho sconfitti. Per questo oggi sono presidente», ha dichiarato. Il presidente ha inoltre denunciato presunti episodi di compravendita di voti e ha accusato settori dell’establishment conservatore di preparare una nuova offensiva contro il movimento progressista. Secondo Petro, l’obiettivo sarebbe «smantellare il progressismo» e colpire i suoi dirigenti. Rivolgendosi direttamente agli elettori, il presidente ha lanciato un appello alla costruzione di una grande «Alleanza per la Vita» che unisca tutte le forze democratiche del Paese contro il ritorno della violenza politica. In particolare, ha chiamato alla mobilitazione i giovani, i movimenti popolari e le comunità rurali, sostenendo che sarebbero i primi bersagli di un eventuale ritorno al potere delle forze legate al paramilitarismo.

Petro ha inoltre rivendicato i risultati sociali ottenuti durante il proprio mandato, invitando i cittadini a non «vendere per poche migliaia di pesos» i progressi conquistati negli ultimi anni. «Abbiamo una missione per l’umanità e per la vita», ha affermato, definendo la Colombia «il cuore del mondo» e un possibile punto di riferimento per un modello politico fondato sulla giustizia sociale e sulla pace. Concludendo il suo intervento, il presidente colombiano ha ribadito la volontà di guidare personalmente la battaglia politica che si profila nei prossimi mesi: «Qui nessuno si arrende. Combatteremo e vinceremo».


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