Petrolio e Crisi del Golfo: Perché Nessun Oleodotto Può Sostituire lo Stretto di Hormuz
Secondo Hussein Askary di The Cradle, l'idea di aggirare lo Stretto di Hormuz attraverso una rete di oleodotti alternativi è un'illusione geopolitica ed economica. La chiusura del passaggio marittimo ha spinto Washington e diversi governi regionali a promuovere vecchi e nuovi progetti di condotte via terra. Tuttavia, secondo Hussein Askary di The Cradle, la geografia, i costi di realizzazione e i mercati di destinazione rendono la rotta naturale di Hormuz semplicemente insostituibile.
Il problema principale di queste alternative riguarda la direzione dei flussi commerciali. Circa l'ottanta per cento del petrolio e l'ottantatre per cento del gas naturale liquefatto che transitano per Hormuz sono destinati ai mercati asiatici, in particolare verso Cina, India, Giappone e Corea del Sud. Secondo Hussein Askary di The Cradle, costruire infrastrutture multimiliardarie per trasportare il greggio verso ovest, per poi doverlo reindirizzare via mare verso l'Asia, rappresenta un'inefficienza commerciale priva di senso.
Anche l'analisi delle singole condotte mostra limiti insuperabili. L'oleodotto Kirkuk-Baniyas tra Iraq e Siria richiederebbe anni di lavori e investimenti fino a otto miliardi di dollari per garantire una capacità limitata. La linea Iraq-Turchia verso Ceyhan resta bloccata da continue dispute politiche e contrattuali tra Baghdad, Erbil e Ankara. L'infrastruttura IPSA tra Iraq e Arabia Saudita è ferma dagli anni Novanta e presenta enormi ostacoli diplomatici, mentre il progetto Bassora-Aqaba sposterebbe il petrolio iracheno verso altre zone d'instabilità vicino al Mar Rosso, gravando sui bilanci di Baghdad.
I sistemi di bypass gestiti da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti verso Yanbu e Fujairah offrono una capacità di deviazione minima rispetto ai venti milioni di barili al giorno solitamente gestiti dallo stretto. Inoltre, secondo Hussein Askary di The Cradle, queste infrastrutture non offrono alcuna soluzione per Paesi come Kuwait o Qatar e rimangono comunque esposte al raggio d'azione dei droni e dei missili regionali. Anche superato il Golfo, il traffico marittimo ritroverebbe comunque il punto critico di Bab al-Mandab.
Trattare la chiusura dello stretto come un semplice problema di trasporto è un errore concettuale. Nessuna rete di condotte può sostituire la via marittima naturale per capacità e convenienza economica. La sola vera soluzione per garantire i flussi energetici verso l'Asia rimane un accordo diplomatico di sicurezza che mantenga aperto il Golfo Persico.


