Petrolio, sanzioni e Hormuz: il negoziato che può cambiare il Medio Oriente

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Petrolio, sanzioni e Hormuz: il negoziato che può cambiare il Medio Oriente

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Emergono nuovi dettagli su una possibile intesa preliminare destinata a ridisegnare gli equilibri nel Golfo Persico. Secondo quanto riportato dall’agenzia iraniana Tasnim, il memorandum d’intesa in discussione non prevederebbe un ritorno completo alla situazione precedente alla guerra nello Stretto di Hormuz, ma soltanto il ripristino della capacità di transito delle navi. Teheran insiste sul fatto che il controllo dello Stretto resterà parte integrante della propria sovranità nazionale. La riapertura completa del traffico marittimo sarebbe subordinata alla revoca del blocco navale statunitense entro trenta giorni e all’attuazione di altri impegni da parte di Washington. In caso contrario, l’Iran si riserva il diritto di mantenere inalterato lo status dello Stretto. Uno dei punti centrali dell’intesa riguarda inoltre lo sblocco di parte degli asset finanziari iraniani congelati all’estero. La Repubblica Islamica avrebbe ottenuto che una quota significativa venga liberata immediatamente, senza attendere un accordo definitivo sul dossier nucleare.

Parallelamente, gli Stati Uniti dovrebbero concedere deroghe alle sanzioni petrolifere, consentendo a Teheran di tornare a esportare greggio senza le attuali restrizioni. Il progetto di memorandum includerebbe anche un cessate il fuoco regionale di sessanta giorni, con la fine delle ostilità contro l’Iran e i suoi alleati, incluso il Libano. Washington sarebbe inoltre chiamata a ridurre la propria presenza militare nelle aree considerate sensibili da Teheran. Secondo Axios, l’intesa potrebbe essere annunciata già nei prossimi giorni, anche se le trattative restano fragili e non si esclude un improvviso fallimento dei negoziati. Sul tavolo c’è non solo la riapertura di una delle rotte energetiche più strategiche del pianeta, ma anche il tentativo di stabilizzare i mercati petroliferi globali dopo mesi di forte tensione.

Nel frattempo, la leadership iraniana continua però a mantenere un tono estremamente duro. Il generale Ali Abdollahi, comandante del quartier generale Khatam al-Anbiya, ha dichiarato che il futuro del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz sarà definito esclusivamente dai Paesi della regione, senza alcun ruolo per le potenze straniere. Secondo il comandante iraniano, le strategie elaborate dalla Guida Suprema Ali Khamenei porteranno alla nascita di un “nuovo ordine regionale e internazionale” centrato su un “Iran forte”. Abdollahi ha inoltre ribadito che le forze armate iraniane sono pronte a rispondere con una reazione “devastante” a qualsiasi nuova aggressione statunitense o israeliana. Le sue dichiarazioni arrivano dopo l’escalation militare della coalizione Epstein contro l’Iran culminata con la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran, misura che aveva provocato un’impennata dei prezzi energetici mondiali.

Tra aperture diplomatiche e minacce militari, la crisi del Golfo appare dunque entrata in una nuova fase: un fragile equilibrio in cui la diplomazia prova a evitare un conflitto più ampio, mentre Teheran punta apertamente a consolidare il proprio ruolo come potenza centrale del nuovo assetto regionale multipolare.


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