Pezeshkian all'Onu accusa Israele e Usa: sono loro i veri terroristi, l'Iran si è solo difeso

La bomba nucleare è in Israele, ma gli ispettori li mandano in Iran

1955
Pezeshkian all'Onu accusa Israele e Usa: sono loro i veri terroristi, l'Iran si è solo difeso

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

Il presidente della Repubblica Islamica dell'Iran, Masoud Pezeshkian, ha scelto il podio dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per mettere a nudo, senza giri di parole, la doppia morale di chi predica diritti umani e democrazia mentre arma e protegge un regime genocida che da decenni sfugge a ogni controllo. Nel suo intervento, il capo di Stato persiano ha rovesciato come un guanto la narrazione costruita sulla base delle esigenze di Washington e Tel Aviv, puntando il dito contro un ordine internazionale dove le regole valgono solo per alcuni e le sanzioni diventano un'arma puntata contro i più deboli.

Il passaggio più duro è quello dedicato al dossier nucleare, il cuore di tutta la vicenda. Pezeshkian non ha usato mezzi termini davanti ai delegati riuniti a New York.

"La bomba atomica e le altre armi di distruzione di massa in questa regione sono nelle mani del regime israeliano, eppure le ispezioni vengono chieste all'Iran", ha tuonato dal podio. Poi ha rincarato la dose, ricordando i fatti che nessuno vuole vedere. "Israele ha massacrato 70.000 persone a Gaza, ma l'Iran è stato bombardato al tavolo dei negoziati".

Il presidente ha poi snocciolato l'elenco delle contraddizioni. Israele possiede armi nucleari, rifiuta di aderire al Trattato di non proliferazione e non ha mai permesso a un solo ispettore internazionale di mettere piede nei territori occupati in tutta la sua storia. Eppure, ha sottolineato, "viene premiato con miliardi di dollari in armi gratuite e gode di un'immunità assoluta per bombardare qualsiasi capitale scelga".

Il paradosso, per Pezeshkian, è talmente evidente da non aver bisogno di spiegazioni. "Lo ripeto: la bomba nucleare è in Israele, ma gli ispettori sono in Iran. Israele uccide, ma l'Iran viene sanzionato".

Sanzioni contro gli innocenti

Non meno duro il capitolo dedicato alle sanzioni economiche, denunciate come strumenti che colpiscono deliberatamente i poveri e gli innocenti, sacrificando la gente comune sugli altari di potenze tracotanti che si atteggiano a egemoni. "Se cerchiamo giustizia, amici e rivali devono essere misurati con lo stesso metro, e i diritti umani non devono diventare uno strumento di competizione geopolitica", ha affermato il presidente, rivendicando per Teheran non privilegi ma pari diritti e la disponibilità ad assumersi le proprie responsabilità.

Poi l'avvertimento, che suona come una profezia per chi continua a giocare con il fuoco. "Se la fiducia tra le nazioni viene distrutta, anche gli eserciti più potenti non saranno in grado di creare una sicurezza duratura", ha messo in guardia Pezeshkian. "Se il diritto internazionale viene applicato solo quando è in linea con gli interessi dei potenti, sempre più Paesi concluderanno che devono affidarsi unicamente alla propria forza per garantire la propria sicurezza. Questo segnerà l'inizio di un mondo molto più pericoloso per tutti noi".

Il presidente ha esortato la comunità internazionale a impedire che il XXI secolo sprofondi in un'era di coercizione e tirannia, rifiutando un mondo dove la forza militare prende il posto della legittimità, le sanzioni sostituiscono la diplomazia, gli assassinii rimpiazzano la politica e la guerra cancella il dialogo.

Solo difesa, nessuna aggressione

Nonostante l'aggressione statunitense-israeliana ancora in corso, Pezeshkian ha ribadito l'impegno di Teheran a mantenere le proprie capacità difensive senza rinunciare alla pace. "L'Iran preserva la sua potenza. Chiamiamo il mondo non a un'altra guerra, ma alla pace e alla giustizia, non per debolezza, ma per fiducia nella nostra forza e nella consapevolezza che nessuno in questa regione avrà sicurezza da solo", ha dichiarato. "O costruiremo la sicurezza insieme, o sopporteremo insieme l'insicurezza".

Il suo ragionamento è semplice e conseguente nella sua logica. "Un ordine degno di essere chiamato internazionale deve basarsi sull'uguaglianza delle nazioni, sulla giustizia, sull'equità e sulla volontà condivisa dell'umanità", ha concluso. "Perché la pace che non è per tutti non è pace, e la giustizia che esclude tutti non è giustizia".

Le immagini dei bambini di Minab

Il discorso di Pezeshkian non è stato solo parole. Il presidente ha mostrato ai delegati le immagini delle vittime dell'attacco terroristico statunitense del 28 febbraio contro la scuola di Minab, ricordando che si trattava di "bambini innocenti". Un gesto che ha pesato come un macigno nell'aula dell'Assemblea.

E non è finita. Pezeshkian ha criticato apertamente il discorso pronunciato il giorno prima da Donald Trump davanti alla stessa assemblea. La reazione della delegazione statunitense è stata immediata: ha lasciato la sala. Un gesto che, da solo, racconta più di mille parole il livello di intolleranza di chi si presenta al mondo come paladino della libertà. Oltre a rimarcare la consueta doppia morale della potenzia più imperialista e rapace del pianeta.

"Mi chiamo terrorista", ha affermato il presidente iraniano, riferendosi alle accuse di Trump. "Vengo da un Iran in cui il nostro stimato leader supremo è stato assassinato senza alcun quadro legale né motivo. Vengo da un Iran dove, in realtà, hanno bombardato una scuola. Guardate questi bambini: sono morti sotto le bombe e le armi usate da Stati Uniti e Israele. Erano innocenti, non avevano commesso alcun crimine".

"Ci hanno colpito, ma non ci siamo inginocchiati"

Pezeshkian ha respinto con fermezza l'etichetta di terrorista appiccicata addosso al suo Paese. "Coloro che sono terroristi, che addestrano e proteggono terroristi, descrivono noi come tali. Noi ci siamo solo difesi. Non siamo terroristi. Persone innocenti sono state bersaglio di attacchi vigliacchi e aggressioni imposte al nostro Paese. E ci siamo difesi con la massima fermezza. Stati Uniti e Israele ci hanno attaccato equipaggiati con le ultime tecnologie e sistemi d'arma, e il nostro popolo è rimasto saldo. Sì, ci hanno colpito, ma non ci siamo inginocchiati. Non abbiamo chinato la testa".

Il presidente ha poi ricordato la lunga scia di violenze. "Hanno penetrato territori circostanti e attaccato le nostre università, i nostri centri sanitari, le nostre scuole, i nostri ospedali e le nostre infrastrutture, tutto in violazione del diritto internazionale. Quando ho assunto la presidenza, hanno assassinato Ismail Haniyeh in Iran il giorno stesso del mio insediamento. Israele attacca qualsiasi quartiere, in qualsiasi città e provincia, e commette assassinii come un vero terrorista. A Gaza, più di 80.000 civili innocenti sono stati uccisi, brutalmente uccisi. Centinaia di migliaia sono stati sfollati. Stanno commettendo un genocidio usando le tecnologie che hanno a disposizione".

"Cerchiamo solo di vivere in modo indipendente"

Pezeshkian ha respinto con sdegno l'accusa di essere la fonte dell'instabilità regionale. "Siamo noi la fonte dell'instabilità? Cerchiamo solo di vivere in modo indipendente", ha detto. "Viviamo in un mondo in cui i potenti, invece di pensare all'umanità, alla giustizia e alla democrazia, sembrano essere i protettori e i creatori di instabilità e distruzione".

Ha poi ricordato la storia del suo Paese. "Per 200 anni, negli ultimi due secoli, l'Iran non ha attaccato nessun Paese né territorio, anche se ci siamo sempre difesi con fermezza. Eppure ora ci si accusa di essere una fonte di instabilità nella regione".

Il dossier nucleare e il diritto alla difesa

Sul programma nucleare Pezeshkian è stato chiarissimo. "Non cerchiamo il potere per attaccare né per commettere atti di aggressione. Cerchiamo energia per il progresso, non per minacciare le società con le armi". Ha spiegato che per Teheran "la tecnologia nucleare con fini pacifici è parte integrante del suo progresso".

"Il nostro sistema difensivo si è sviluppato perché nessuno pensi che il bombardamento di città iraniane resti senza risposta", ha aggiunto. "Lo diciamo chiaramente: per difendere il nostro Paese, non cerchiamo il permesso né l'approvazione di nessuno".

Il messaggio ai vicini e lo stretto di Hormuz

Il presidente ha poi rivolto un pensiero ai Paesi della regione, spiegando la posizione iraniana sullo stretto di Hormuz. "Viviamo in una regione dove la guerra non conosce confini; una crisi in un territorio si estende alle nazioni vicine. Per questo l'Iran non vede i suoi vicini come rivali in materia di sicurezza. Vogliamo avere vicini forti in queste acque, nello stretto di Hormuz. Non possiamo permettere che alcuni abbiano libero accesso e ottengano benefici da una via marittima mentre, allo stesso tempo, la usano per aggredirci, per imporci insicurezza e per impedirci l'accesso alle nostre stesse acque".

"Non cederemo su questo. L'espansione del conflitto non porterà alla sicurezza. Non si può seminare il caos per i Paesi rivieraschi che cercano sicurezza navale", ha precisato.

"La resistenza non si distrugge con le bombe"

La parte finale del suo intervento è un omaggio alla resistenza di chi subisce l'oppressione. "Finché persistono occupazione, aggressione e ingiustizia nel mondo, la resistenza continuerà. Se si indebolisce in una forma, risorgerà in altre, forse con forza ancora maggiore. A Gaza, nonostante il massacro implacabile e la devastazione diffusa, si è rafforzata la fede del popolo nella resistenza. E la resistenza non può essere distrutta dalle bombe né dall'assedio. È natura umana. Se si espelle un essere umano dalla sua terra, resisterà. Se le sue case sono oggetto di bombardamenti, aggressioni e attacchi, resisterà. Quale altra scelta gli resta?", ha concluso il leader iraniano.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

La Redazione de l'AntiDiplomatico

L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa. Per ogni informazione, richiesta, consiglio e critica: info@lantidiplomatico.it

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Potrebbe anche interessarti

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026 di Michelangelo Severgnini CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

Cina, "l'ordine globale" e la storiella che si inventa l'Occidente di Fabio Massimo Paernti Cina, "l'ordine globale" e la storiella che si inventa l'Occidente

Cina, "l'ordine globale" e la storiella che si inventa l'Occidente

Il lato oscuro (non detto) sul Premio Nobel per la pace 2026 di Francesco Santoianni Il lato oscuro (non detto) sul Premio Nobel per la pace 2026

Il lato oscuro (non detto) sul Premio Nobel per la pace 2026

Tempesta perfetta: perché gli USA stanno per implodere di Alessandro Bartoloni Tempesta perfetta: perché gli USA stanno per implodere

Tempesta perfetta: perché gli USA stanno per implodere

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli di Raffaella Milandri Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni" di Francesco Erspamer  Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni"

Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni"

Il voto su AfD e le vecchie beghine di Alessandro Mariani Il voto su AfD e le vecchie beghine

Il voto su AfD e le vecchie beghine

Mentre la Francia brucia... Macron è occupato da tutt'altro di Marinella Mondaini Mentre la Francia brucia... Macron è occupato da tutt'altro

Mentre la Francia brucia... Macron è occupato da tutt'altro

I persuasori occulti. Come manipolare le masse occidentali di Giuseppe Giannini I persuasori occulti. Come manipolare le masse occidentali

I persuasori occulti. Come manipolare le masse occidentali

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia di Antonio Di Siena Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA! di Giorgio Cremaschi ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA!

ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA!

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti