Più spese militari e meno diplomazia: così la Russia si prepara a fronteggiare la russofobia di Hillary Clinton
di Eugenio Cipolla
La preoccupazione nei corridoi del Cremlino ha toccato punte mai viste dallo scoppio della guerra in Ucraina. La vicenda della Siria, sicuramente importante e determinante nella nuova escalation di tensione tra Mosca e Washington, fa da contorno a uno scenario che non promette nulla di buono per il futuro a medio termine. Decisive saranno le elezioni presidenziali americane, dove non si decideranno solo le sorti degli Stati Uniti, ma quelle del mondo intero. Il giorno dopo che gli americani avranno deciso il loro presidente tra Hillary Clinton e Donald Trump sapremo se il pianeta, politicamente parlando, si renderà protagonista di un’evoluzione o di una regressione che lo farà tornare indietro di parecchi anni. A Mosca, sul tavolo del presidente Vladimir Putin, ci sono già i dossier con tutti gli scenari possibili e immaginali, da quelli più morbidi a quelli più “difficili”, che potrebbero costringere l’orso russo a reazioni non proprio pacifiche.
I segnali arrivati nelle ultime settimane, d’altronde, non lasciano dubbi. Nonostante inizialmente il governo russo avesse invitato il ministero delle Finanze a ridurre il budget per le spese militari, a un mese di distanza sembra proprio che si andrà nella direzione opposta. L’altro giorno a Gazeta.ru una fonte di governo ha sostenuto che l’esecutivo guidato da Dmitri Medvedev aumenterà le spese militari per il 2016 di 679 miliardi di rubli, circa 9,7 miliardi di euro, portando l’ammontare totale dell’investimento governativo nel settore a 54,7 miliardi di euro. Cifra in netta controtendenza rispetto ai tagli operati in altri settori riguardanti lo sviluppo, i trasporti e l’agricoltura.
L’alta tensione si respira anche a livello diplomatico e progettuale. Ieri sempre il premier russo Medvedev ha firmato un decreto in cui sospende un accordo del 2013 con gli Usa sulla cooperazione nei settori della ricerca e dello sviluppo in materia di energia nucleare. Una conseguenza naturale, secondo Mosca, delle sanzioni americane contro la Russia in seguito alla crisi ucraina e di quelle paventate nei giorni scorsi dalla Casa Bianca in relazione alla guerra in Siria. «Non è opportuno, nel contesto attuale – si legge nel decreto – autorizzare cittadini americani ad entrare nei siti nucleari russi», permettendo così una cooperazione diretta fra i centri di ricercare statunitensi e quelli russi. Il decreto segue quello della settimana scorsa, stavolta su input di Vladimir Putin, che sospendeva un accordo con Washington sull’utilizzo del plutonio arricchito. «In relazione al sostanziale cambiamento delle circostanze e all'emergenza di una minaccia alla stabilità strategica – era scritto nel decreto - a causa di azioni ostili da parte degli Stati Uniti verso la Russia e all'incapacità statunitense di assicurare il rispetto degli impegni presi di utilizzare le armi al plutonio in eccesso nel quadro di trattati internazionali e anche tenendo in conto della necessità di misure urgenti per proteggere la sicurezza della Russia».
Se a terra la situazione è praticamente esplosiva, nei cieli non sono da meno. Sempre ieri è stata resa nota la notizia dell’ennesimo incrocio tra i bombardieri russi e quelli Nato sui cieli dell’Europa. Il tutto è successo lo scorso 22 settembre, quando due TU-160 Blackjack russi sono stati intercettati dai caccia di ben quattro paesi europei lungo il loro percorso da nord a sud dell’Europa. Secondo quanto riportato dalla BBC, l’azione russa (che non ha mai violato la sovranità di altri paesi) ha avuto inizio poco fuori i cieli della Norvegia, proseguendo in quelli francesi e britannici, finendo in quelli della Spagna, quando, una volta arrivati al largo del Golfo di Biscaglia hanno invertito la rossa e sono tornati in Russia. Sulla loro strada i bombardieri russi hanno trovato due F-16 di Oslo, quattro Eurofighter di sua maestà, due caccia francesi Rafale e due F-18 spagnoli. Dieci aerei che hanno “scortato” i jet russi durante il proprio tragitto. Azioni che per molti analisti non sono altro che una risposta ai continui spostamenti di aerei americani ai confini della Russia.
Lunedì scorso in un lungo articolo Interfax, una delle più note agenzie di stampa russe, ha ricordato che nelle ultime settimane il numero di voli di aerei spia americani verso il confine russo è notevolmente aumentato, in particolare vicino alla Crimea, alle basi russe in Siria e a largo del Mediterraneo orientale, dove sono dislocate diverse navi da guerra russe. La situazione è molto precaria e una vittoria di Hillary alle presidenziali potrebbe addirittura peggiorarla, vista la sua irritazione nei confronti di Putin. E proprio è forse questo che sta spingendo Mosca ad adottare una linea più militare e meno diplomatica.


