Piano AGILE: l'Europa stanzia 115 miliardi per trasformare l'industria in una macchina da guerra

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Piano AGILE: l'Europa stanzia 115 miliardi per trasformare l'industria in una macchina da guerra

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Ricordate la cultura della prontezza tanto cara al ministro della difesa Crosetto? Non si riduce alla rapidità della risposta prettamente militare, si riferisce invece a un cambio radicale della cultura europea in materia di ricerca, innovazione, sviluppo, politiche della difesa. E per costruire un nuovo, e grande, apparato militar industriale europeo servirà l'apporto della Ue, dei singoli Stati, delle grandi multinazionali, di grandi finanziamenti pubblici, linee di credito agevolati. Saranno coinvolti in questo processo Commissioni europee e nazionali, grandi e piccole aziende, start up operanti su singoli progetti, ma sono proprio questi ultimi a rappresentare gli ingranaggi indispensabili per far muovere la macchina bellica.

 Abituarsi alla necessità e insostituibilità della guerra, questo sinistro messaggio accomuna i paesi comunitari spingendoli a trasformare la loro stessa base industriale partendo dalla trasformazione della domanda per orientare il mercato e le richieste verso prodotti che faranno ampio uso di IA, tecnologie innovative, quantistica, elettronica e cyber sicurezza

 L'innovazione e la prontezza nel rispondere ai segnali della domanda, per usare il linguaggio tecnico della Commissione europea, presuppone anche rivedere le norme in materia di appalti, accelerare i tempi tra le domande di finanziamento per i progetti e i rimborsi, ove possibile e necessario prevedere deroghe alle normative esistenti in materia di appalto giudicando troppo lungo e farraginoso l'iter da rispettare. E, in questi scenari, la distinzione tra tecnologie civili e militari verrà meno,cadrà quella linea di confine alla quale eravamo abituati, daranno per scontato il primario utilizzo del militare.

 

L'agilità sarà esigibile a  livello organizzativo e tecnologico: appalti con tempistiche rapide sfruttando l'ecosistema della innovazione civile, giusto a ricordare che nella nuova macchina bellica dovranno coesistere le grandi multinazionali produttrici di armi con piccole e medie imprese incaricate di sviluppare parte dei sistemi di arma.

Ma tutti i protagonisti, dal più piccolo al più grande, saranno indispensabili: finanziatori pubblici e privati, operatori industriali consolidati  insieme ad aziende di piccole dimensioni ma capaci di processi innovativi tecnologicamente avanzati. Suona strano sentir parlare di  ecosistema dell'industria della difesa, di una tabella di marcia per la prontezza alla difesa.

 Archiviato il tempo di pace, l'insieme dei valori e delle pratiche portatori di pace ed equità saranno presto soppiantate dalla prontezza della difesa e da un nuovo sistema valoriale di stampo prettamente militarista. E in questa ottica anche il rapporto tra industria e istruzione cambierà radicalmente, le scuole tecniche saranno ridotte al rango di quelle professionali per avere manodopera già pronta per essere immessa nei luoghi della produzione.

Meno cultura  umanistica e maggiore attenzione alle materie Stem, non si tratta di colmare lacune scientifiche ma di reindirizzare la mente umana ad appropriarsi delle nuove parole d'ordine, mettersi a disposizione dei processi in atto senza nutrire dubbi etici o morali che siano.

L'Ucraina e Israle sono i modelli a cui ispirarsi per la rapidità con cui sono riusciti a mettere in piedi una industria militare avanzata, un sistema articolato che mette insieme produzione e ricerca, grandi aziende e piccole star up per guidare l'industria a una maggiore innovazione, competitività, resilienza e prontezza. Ma stiamo parlando anche di modelli sociali militarizzati che non fanno mistero di una visione della democrazia assai angusta se non proprio inesistente tra richiami alle teorie nazifasciste (Ucraina) e al colonialismo da insediamento che presuppone la inferiorità degli arabi (Israele)

La Commissione europea si impegna a fornire il  sostegno necessario per incentivare e accelerare tale trasformazione.. L'Europa ha bisogno di una trasformazione dell'ecosistema industriale della difesa, che deve riunire leader consolidati dell'industria, operatori del settore della nuova difesa e la comunità tecnologica in senso lato. Tale ecosistema trasformato dovrebbe essere in grado di sfruttare appieno la propria forza industriale

e il proprio potere di innovazione, nonché di fornire capacità di difesa con una velocità, una scala e una efficienza senza pari.

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52025DC0845

Queste sono le premesse al  nuovo piano  della Commissione europea ribattezzato Agile (Accelerating Groundbreaking Innovation for Defence in Europe) con stanziamento di 115 miliardi di euro previsti per i prossimi anni

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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