Piano Kushner da 2,45 miliardi per Gaza tra i progetti di espulsione di Israele
A margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, Jared Kushner — ex consigliere e genero di Donald Trump — ha presentato un piano da 2,45 miliardi di dollari destinato alla ricostruzione della Striscia di Gaza, in gran parte rasa al suolo dai continui bombardamenti israeliani.
La presentazione è avvenuta durante una riunione del Board of Peace, l'organismo istituito da Trump nel gennaio 2026 con l'obiettivo di monitorare e gestire la Striscia per conto di Israele e di cui Kushner è membro del consiglio direttivo. Secondo quanto riportato da Reuters, il progetto illustrato da Kushner — noto per i suoi stretti legami con la famiglia del Premier Benjamin Netanyahu — include 66 interventi dedicati al ripristino delle infrastrutture economiche dell'enclave. Tuttavia, i dettagli operativi restano scarsi. Lo stesso Kushner ha ammesso che l'iniziativa sta subendo continui ritardi, definendoli necessari per «affilare l'ascia e prepararsi al momento in cui bisognerà tagliare l'albero», augurandosi che la fase operativa inizi a breve.
Nel corso dell'incontro, Nickolay Mladenov, direttore generale del Board of Peace, ha dichiarato che l'obiettivo è offrire nuove opportunità alla popolazione e permettere sia ai palestinesi di Gaza sia alle comunità israeliane di confine di superare la paura della violenza. L'organismo ha stimato in oltre 71 miliardi di dollari il fabbisogno complessivo per la ricostruzione del territorio nei prossimi dieci anni.
L'iniziativa solleva tuttavia forti dubbi su quali siano i reali beneficiari: la popolazione palestinese, stremata da anni di attacchi e devastazioni, o i settori della società israeliana che spingono per ricolonizzare la Striscia dopo l'espulsione degli abitanti locali. Lo stesso Donald Trump aveva in precedenza dichiarato che Washington e Tel Aviv avrebbero preso il controllo di Gaza per radere al suolo le strutture esistenti e spostare circa 1,8 milioni di persone — affermazioni poi parzialmente ridimensionate dopo le polemiche internazionali. Al contempo, diversi esponenti del governo israeliano continuano a rivendicare il controllo permanente del territorio e la creazione di nuovi insediamenti ebraici, definendo il trasferimento forzato dei palestinesi una "migrazione volontaria".
Attualmente le truppe israeliane occupano almeno il 60% della Striscia, mentre Netanyahu continua a sollecitare la presa di controllo dell'intero territorio. Nonostante l'accordo di cessate il fuoco dell'ottobre 2025, i dati del Ministero della Salute palestinese registrano oltre 1.402 vittime a causa dei raid aerei condotti da allora da Israele.
Restano inoltre severe le restrizioni all'ingresso degli aiuti umanitari. Athena Rayburn, direttrice dell'Associazione delle agenzie internazionali per lo sviluppo, ha denunciato al Consiglio di Sicurezza dell'ONU come il Board of Peace stia di fatto agevolando il blocco israeliano sui beni di prima necessità. Tra i materiali respinti dalle autorità israeliane — con la giustificazione di un possibile "doppio uso" militare — figurano presidi medici come stampelle, sedia a rotelle e protesi, ma anche prodotti alimentari di base come angurie e cipolle.
Dall'inizio del genocidio, le azioni militari israeliane a Gaza hanno provocato oltre 73.928 morti accertati, in gran parte donne e bambini, anche se alcune stime indipendenti indicano cifre notevolmente superiori. La maggior parte dei sopravvissuti si trova ora ammassata in campi profughi all'interno di quel 40% di territorio non ancora direttamente occupato dalle forze militari.
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