Pioggia di missili sulle basi USA, l'Iran minaccia i vicini: "Hormuz è nostra, non collaborate con Trump"
"Nella prima fase della risposta a questi atti di aggressione", si legge nella nota ufficiale del gruppo, i combattenti delle Guardie Rivoluzionarie "hanno dato alle fiamme diversi importanti depositi di missili e impianti di stoccaggio di carburante presso la base aerea Prince Hassan in Giordania, impiegando attacchi coordinati di missili e droni". Il comando iraniano ha poi precisato che "l'operazione di rappresaglia è tuttora in corso".
Questa nuova spirale di violenza rischia di trasformarsi in un pericoloso effetto boomerang per Donald Trump: il repentino inasprimento del conflitto con Teheran potrebbe infatti indebolire la posizione politica e strategica del presidente statunitense sul piano internazionale e interno.
Poco dopo, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha confermato di aver preso di mira una seconda installazione militare nella regione. "Durante la seconda fase della controffensiva", ha rivelato l'organizzazione, "i caccia della Forza Aerospaziale dell'IRGC hanno raso al suolo infrastrutture chiave per la riparazione e la manutenzione degli elicotteri, l'hangar degli aerei da guerra elettronica P-8 e il centro di comando e controllo dei droni dell'esercito statunitense presso la base di Sheikh Isa, in Bahrein".
"La nostra azione punitiva prosegue", hanno ribadito i Pasdaran. In un successivo comunicato, l'IRGC ha annunciato lo scatto della terza fase difensiva: "La Forza Aerospaziale ha completamente distrutto i depositi di carburante e le batterie di difesa aerea Patriot presso la base statunitense Ali Al Salem, oltre a un sistema radar strategico FPS posizionato nella base Ahmed Al Jaber", entrambe situate in Kuwait.
"Lo Stretto di Hormuz è sotto la nostra giurisdizione territoriale", ha concluso con fermezza il portavoce del gruppo, "e non permetteremo a un esercito canaglia e assassino di bambini, giunto dall'altra parte del pianeta, di proseguire con le sue illegittime interferenze in questa regione". Lo stretto si conferma così la vera e temibile "arma strategica" in mano a Teheran.
Il monito ai paesi alleati degli USA: "Sarete un obiettivo legittimo"
Nelle ore precedenti, Teheran aveva rivolto un severo monito ai paesi terzi dell'area mediorientale, intimando loro di non concedere agli Stati Uniti l'uso dei propri territori per colpire l'Iran, pena il diventare "un bersaglio legittimo per le azioni difensive" della Repubblica Islamica.
"Nel ribadire la ferma determinazione a difendere la sovranità e l'integrità territoriale del Paese da qualsiasi attacco da parte degli Stati Uniti o di altri aggressori, l'Iran mette ufficialmente in guardia contro ogni forma di complicità o cooperazione con le forze ostili", recita la nota formale diffusa dal Ministero degli Esteri di Teheran.
La diplomazia iraniana ha inoltre ricordato che, in base al diritto internazionale, i paesi confinanti hanno il preciso dovere di impedire che il proprio territorio e le proprie infrastrutture vengano sfruttati per compiere operazioni belliche contro l'Iran. Chiunque violerà questo principio agevolando l'offensiva americana "sarà considerato un obiettivo militare legittimo per la risposta difensiva delle valorose Forze Armate della Repubblica Islamica".


