Poroshenko ha deciso: via Yatsenyuk. Per il premier pronta una mozione di sfiducia
di Eugenio Cipolla
L’avvertimento lanciato l’altro giorno dal Fondo Monetario Internazionale alle autorità ucraine ha spaventato e non poco Petro Poroshenko. Anche perché, per dimostrare di fare sul serio, Cristine Lagarde ha studiato tutto nei minimi dettagli, ottenendo l’appoggio pubblico di Stati Uniti e Unione Europa. Proprio ieri, ad esempio, Poroshenko ha avuto un colloquio telefonico con il vicepresidente Usa, Joe Biden, il quale ha ribadito di essere d’accordo con le posizioni espresse dalla Lagarde, facendo «pressioni – come si legge in una nota della Casa Bianca – affinché la coalizione di governo trovi al più presto unità per permettere all’Ucraina di andare avanti con le riforme, in linea con gli impegni parte del programma di aiuti del FMI».
I due hanno parlato della situazione politica a Kiev e si sono detti d’accordo sull’importanza «per l’Ucraina di continuare a fare azioni per implementare le riforme e fermare la corruzione». Le stesse parole non solo della Lagarde, ma anche della delegazione Ue in Ucraina. «Il rilancio economico e sociale del Paese - si legge in una nota delle autorità di Bruxelles - richiede l’urgente bisogno di risultati concreti e convincenti nella lotta alla corruzione». E’ la corruzione, dunque, almeno ufficialmente, ad essere il male principale che attanaglia l’Ucraina.
Nella realtà dei fatti, però, è lo stallo politico creatosi attorno al nome di Arsenij Yatsenyuk. Stallo che blocca le riforme, impedendo a Kiev di effettuare progressi ed accontentare così le pressanti richieste del mondo della finanza internazionale, senza il quale l’Ucraina andrebbe gambe all’aria. Il premier ormai è l’oggetto indesiderato della politica nazionale e non. I sondaggi di ‘Rating’ usciti la scorsa settimana, che vedono più del 70% degli ucraini tifare per le dimissioni del primo ministro, hanno peggiorato ancor di più la situazione all’interno della coalizione parlamentare di maggioranza.
Così Poroshenko, secondo quanto raccontato dall’Ukrainska Pravda, giornale filoeuropeo e molto vicino all’amministrazione presidenziale, avrebbe deciso che Yatsenyuk deve andarsene. Le fonti del retroscena, che comprendono deputati del Blocco Poroshenko e dello stesso Fronte Popolare, partito ormai inesistente del premier, raccontano che «Poroshenko ormai ha deciso. E una volta che avrà trovato la quadra sul nuovo candidato, ci saranno le dimissioni del primo ministro». In pole ci sono diversi personaggi, tra i quali, come raccontato dall’AD nelle scorse settimane, Mikhail Saakashvili. Assieme al suo, negli ultimi giorni, hanno preso quota anche i nomi di Volodymyr Groisman, attuale speaker della Rada, Alexander Turchinov, segretario del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa, e un altro misterioso candidato che non è stato comunicato.
«La tattica del presidente – si legge sul quotidiano ucraino – sarà semplice. Ci sarà la creazione di una crisi permanente che porterà un partito a lamentarsi del fatto che non è più possibile governare». «In questo momento è tutto in bilico – dice un deputato del Fronte Popolare vicino a Yatsenyuk – noi non ci arrenderemo». Gli esperti per ora stanno a guardare, ma non è escluso che la crisi possa scivolare dalle mani di Poroshenko, portando a elezioni legislative anticipate.
Il capogruppo del Blocco Poroshenko, Yuri Lutsenko, ha candidamente ammesso ai giornalisti che Yatsenyuk è ormai senza maggioranza in Parlamento. «Purtroppo devo testimoniare che il 100% della coalizione sta attraversando una fase di crisi politica. Il governo non ha i 226 voti necessari per l’adozione di importanti leggi per l’integrazione europeo, lo sviluppo del Paese e l’economia». Martedì, non a caso, la riunione del Consiglio della coalizione in Rada è stata annullata a causa della mancate modifiche sull’accordo di coalizione.
Dei cinque partiti che componevano la maggioranza, “Patria”, il partito della Tymoshenko, e “Samopomich”, il movimento del sindaco di Leopoli Sadoviy, hanno chiesto le dimissioni del primo ministro, mentre il Partito Radicale di Lyashko è all’opposizione da tempo. “Samopomich”, proprio oggi, ha cominciato a raccogliere le firme in Rada per la presentazione di una mozione di sfiducia. «L’intera procedura richiederà fino a due settimane e 150 firme. Dopodiché ci sarà una votazione che non avrà luogo prima di marzo», ha spiegato su Facebook Victoria Voytsitskaya, deputata di Samopomich.
«Di conseguenza dobbiamo essere realistici e non aspettarci le dimissioni già il 16 febbraio». Quel giorno Yatsenyuk presenterà in Rada una relazione sulle attività del governo con le linee guide per il 2016. E sarà quello il primo vero banco di prova.

1.gif)
