Poroshenko spacca in due il paese: a est non si fidano più di lui
La situazione nell’est del Paese è sul punto di riesplodere nuovamente
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di Eugenio Cipolla
Il bilancio è di quelli pesanti. Nelle ultime 24 ore in Donbass sono morte sette persone: quattro civili, due miliziani filorussi e un soldato di Kiev. A Horlivka, 40 km a nord di Donetsk, nella notte, secondo quanto riferito dal ministero della Difesa della DNR, ci sono stati pesanti bombardamenti da parte dell’esercito regolare, che sono costati la vita a una bambina di undici anni, mentre un coetaneo di dieci e un neonato sono rimasti feriti. La situazione nell’est del Paese è sul punto di riesplodere nuovamente. Nonostante la tregua siglata lo scorso febbraio a Minsk, le parti continuano a fronteggiarsi militarmente e pagare il prezzo maggiore sono i civili inermi.
E’ anche questo, oltre la crisi economica che sta attanagliando il paese, costringendo le famiglie ucraine a grossi sacrifici, a erodere i consensi di Petro Poroshenko. Eletto nel giugno scorso con il 54,7% dei voti, il rating del presidente dell’Ucraina è in fase discendente da diversi mesi. L’ultimo sondaggio di Research&Branding group, pubblicato lo scorso marzo, ha rilevato che la fiducia in Poroshenko è scesa al 33% dal 57% di ottobre 2014.
Stamattina il quotidiano ucraino Vesti ha rilanciato un’interessante indagine demoscopica commissionata dal governo canadese e da alcuni organismi internazionali, e condotta dall’istituto ucraino “Rating”. «Gli ucraini – si legge – credono sempre meno nelle autorità nazionali e pensano che il paese si stia muovendo nella direzione sbagliata». Solo nella roccaforte nazionalista di Leopoli (51% degli intervistati), nella parte occidentale del paese, sono convinti che l’Ucraina si stia muovendo bene. Parere condiviso a Kiev dal 47% della popolazione, ma non a Lutsk, dove il 75% delle persone interpellate pensa l’esatto contrario e con essi anche i cittadini di Kharkiv (72%) e Mykolaiv (73%).
Sotto il profilo della fiducia per Poroshenko non va meglio. Il magnate ucraino conserva la maggioranza dei consensi solo a Leopoli (57%), Khmelnystky (53%) e Chernihiv (48%), mentre in tutti gli altri centri del paese, soprattutto ad est, prevalgono coloro che non approvano il suo operato. A Kiev il presidente è sostenuto dal 47% dei cittadini, ma il 50% degli intervistati non si fida. Stessa sorte per Arseniy Yatsenyuk. Il premier, ritenuto da molti come il responsabile della situazione che il paese sta vivendo nelle regioni orientali, stenta a conquistare la fiducia soprattutto in città come Kharkiv (il 79% non lo approva), a Mykolaiv (77%) e ad Odessa (75%). Anche nella capitale il trend negativo si mantiene, con il 61% di persona che non apprezza il leader del Fronte Popolare.
Se dal punto vista politico, dunque, l’Ucraina rimane un paese spaccato in due, non va meglio da quello sociale. L’indagine, infatti, si è concentrata anche sulla diffusione e l’uso della lingua russa nel paese, riconosciuta come principale a Kharkiv (84%), Odessa (78 %), Mykolaiv (71%), Zaporozhie (66 %), Kherson (62 %) e Dnepropetrovsk (58 %), quasi tutte città che si trovano nella parte orientale dell’ex repubblica sovietica. Nella parte centrale dell’Ucraina, invece, la popolazione usa entrambe le lingue. A Kiev i bilingui sono il 40% (solo il 32 dei residenti dichiara di parlare principalmente russo), il 51% a Suma, il 49% a Krivograd. A ovest la medaglia si rovescia. La lingua ucraina viene dichiarata come principale dal 92% della popolazione (a Ternopil si raggiunge la cifra record del 100%), rendendo marginale la lingua di Vladimir Putin. Insomma, l’Ucraina rimane un paese tagliato in due da storiche diversità politiche e sociali, che ben presto si potrebbero trasformare in nuove tensioni, dividendo definitivamente ciò che l’uomo ha unito in maniera arbitraria e sconclusionata molti anni fa.

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