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Primo Maggio a Marsiglia. Mélenchon compatta tutto il mondo del lavoro contro Macron

 


di Giacomo Marchetti - Contropiano


Il Primo maggio è stato un appuntamento importante quest’anno in Francia, anche perché la CGT – il maggiore sindacato d’Oltralpe, ha esplicitamente chiamato alla partecipazione alle manifestazioni quelle figure lavorative impossibilitate a scioperare – a causa delle possibili ritorsioni padronale – nelle mobilitazioni precedenti, in quanto precarie o interinali.


Questo avviene in un momento in cui i lavoratori di importanti aziende (SNCF, Airfrance e EDF, e altre), i pensionati e quelli della funzione pubblica sono interessati da vertenze accomunate dalla regia governativa come matrice delle scelte a cui si oppongono.
 

Macron sta procedendo ad una prova di forza in cui ad una assenza di “dibattitto pubblico” sulle ragioni delle sue scelte strategiche – di cui il caso della privatizzazione delle ferrovie è il caso più evidente – si somma una repressione che non ha precedenti.


Dell’innalzamento del livello repressivo fanno le spese i vari settori in lotta, dalla Zad, agli studenti, fino al movimento operaio stesso: come è successo proprio in occasione della mobilitazione del 19 aprile, in cui i CRS (la “celere” francese) hanno cercato di entrare nella testa del corteo, facendo diversi feriti.


La discussione sul contratto dei metalmeccanici è indicativa della forzatura che il padronato francese vuole imporre al mondo del lavoro in genere.


Come osserva Philippe Martinez, segretario generale della CGT, in una intervista all’ultimo supplemento domenicale de “L’Humanité”, (giornale del PCF): il padronato ha proposto di lavorare 11 ore in più la settimana. Il suo piano è di passare a 46 ore proponendo un volume di ore straordinarie annuali di 510 dieci ore, di cui 280 obbligatorie. 280 ore obbligatorie – chiosa Martinez – è un sabato su due al lavoro.


La CGT da un lato, a livello dirigenziale, ribadisce il suo ruolo di motrice della mobilitazione sindacale che non può avere come fine, per bocca del suo segretario, la “cacciata” del governo Macron, ma dall’altra avverte che nessun governo può resistere ad un ampio movimento di lavoratori salariati, e non si pone pregiudizialmente contro l’impulso a dare uno sbocco politico alle vertenze in corso da parte di soggetti deputati a farlo.

Rimane il fatto che le altre organizzazioni sindacali con cui la CGT conduce in aziende specifiche una lotta unitaria (FO e CFDT) hanno disertato l’invito di Martinez ai cortei unitari il Primo Maggio, tranne l’anarchica CNT e il sindacato di base SUD, presenze più che visibili nel corteo marsigliese.


Inoltre la parola dello sciopero generale contro il governo Macron ed in generale una tendenza alla convergenza delle lotte trova una vasta eco nei settori “più politicizzati” della base sindacale.


Il 5 maggio, sarà una altra tappa importante, vista la mobilitazione annunciata da France Insoumise, dopo quella del 14 aprile, per capire lo stato di avanzamento del conflitto sociale d’Oltralpe, in un anniversario del Maggio ’68 tutt’altro che relegato ad una sterile commemorazione.


In questo senso il 1 maggio a Marsiglia ha assunto un ruolo particolare.

A Marsiglia si sta cercando di sperimentare sia un maggiore coordinamento di lotte di differenti settori sociali (ferrovieri, studenti e gruppi di lavoro sull’immigrazione) colpiti dalle politiche di Macron, che il tentativo di unificazione delle vertenze specifiche insieme ad un “fronte” ampio di soggetti politici della sinistra d’Oltralpe, da circa quattro anni impegnati in città a far convergere le forze che si oppongono alle politiche governative dai tempi del governo Hollande.

 

Qui la CGT è un sindacato che grazie soprattutto alla combattività dei portuali ha una radicata tradizione di lotta che permane, ha aperto il suo intervento al precariato sociale diffuso ed è sensibile alla questione dell’immigrazione e alla lotta contro l’ascesa dell’estrema destra.


Le ragioni di questa vivacità affondano nella storia della città e si riverberano su di un presente dove le contraddizioni sociali mai sopite riemergono e tendono a polarizzare il quadro politico, con la fine del ciclo dell’ondata di massicce trasformazioni databili tra l’inizio del progetto euro-mediterraneo nel 1995 e le trasformazioni legate alla proclamazione di Marsiglia Capitale Europea della Cultura nel 2013.

D’altro canto, l’arcipelago della sinistra ha più marcatamente che altrove fatto una scelta di campo di visibilità all’interno delle lotte dei lavoratori da anni, e un tessuto di militanti eterogenei per età e provenienza politica si è coagulato attorno a France Insoumise dai tempi della candidatura di Mélenchon, a dispetto del fatto che durante la sua esperienza da “socialista di sinistra” aveva il suo bacino elettorale nell’Essone (la parte meridionale della metropoli parigina). Il leader della France Insoumise, nella sua narrazione politica, enfatizza il ruolo politico laboratoriale della città mediterranea, e le tematiche che agita trovano vasta eco tra i settori più colpiti dalla crisi.


Marsiglia è un banco di prova importante per l’esperienza di FI e per Mélenchon stesso, visto che le elezioni amministrative vedranno l’uscita di scena annunciata di Jean–Claude Gaudin, sindaco di “centro-destra” dell’UMP dal 1995, e sembra possibile una sua candidatura che potrebbe essere una scommessa dagli esiti incerti ed un modo per consolidare, anche a livello amministrativo, l’esperienza di FI, in un quadro politico in continua evoluzione dove lo stesso Front Nationale potrebbe giocarsi una partita importante.


Un altro dato significativo è il peso ancora consistente del PCF sia in città che in regione, e la qualità del suo radicamento che ha un riverbero nelle attuali mobilitazioni e nella costituzione di fronti politici unitari anche nel periodo precedente a FI.

Un ultimo fattore rilevante riguarda la sensibilità diffusa sulla questione dei migranti, in particolare del diritto d’asilo che Macron vorrebbe radicalmente “riformare”, così come la percezione del pericolo montante dell’estrema destra nel momento in cui è chiaro il lassismo – sarebbe meglio dire la complementarietà – del governo nei confronti dell’attività dei neo-fascisti d’oltralpe.


Questi due nodi godono di un notevole afflato unitario che accomuna trasversalmente le varie realtà antifasciste e antirazziste.


“La casa al mare” del regista marsigliese – francese di origine armena – R. Guédiguan, recentemente proiettato nelle sale cinematografiche italiane ne è un esempio…


Ma al di là della suggestione cinematografica, lo spezzone corposo dietro allo striscione in solidarietà con i tre attivisti: Eleonora, Theo e Bastien detenuti nel carcere della Baumettes in seguito ai fatti di Briancon, è una prova di questa sensibilità.

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Il corteo si è concentrato al Vieux Port, in fondo alla Canebière, l’arteria principale del centro che lo taglia in due da Place Stalingrade fino alla sbocco al mare del porto storico. Già dalle dieci circa è cominciato l’afflusso di gente e di bandiere che si è ingrossato lungo il percorso fino alla Prefettura, inondando le strade della città di differenti generazioni di marsigliesi, con un corposo spezzone della comunità curda ed un altro caratterizzato dalle bandiere palestinesi, oltre a quello delle differenti organizzazioni politiche dal PCF a France Insoumise, da il NPA a LO, passando per la combattiva Jeunesse Comuniste e gli studenti, di cui forse: “Pogo sur Macron” è lo slogan migliore. Uno dei messaggi più creativi della manif è stato quello contenuto in un cartello di un bambino portato in spalla da un adulto: “c’est cool ne travailler pas Aujourd’hui” (in italiano: è figo non lavorare oggi), mentre la presenza più commovente quella di un anziano claudicante che procedendo lentamente con il suo bastone a voluto gridare del megafono dello spezzone di FI la sua collera contro il leader di En Marche.

La presenza più caratterizzante è stata senz’altro quella dei portuali della CGT, e del sindacato in genere arrivata presto con un furgone (che “pompava” i Massilia Sound System) che è stato alla testa della manifestazione in cui ha sfilato tutto il tempo nel cordone d’apertura – “protetto” dal servizio d’ordine sindacale – Mélenchon.


Una atmosfera gioviale e combattiva ha attraversato tutto il corteo, di cui queste poche righe e foto non sono che un quadro frammentario e lacunoso, mentre di fronte alla Prefettura “protetta” da un cordone dei CRS il corteo ci è arrivato mentre nelle classe risuonava l’Internazionale e la canzone per il Che (e poi “clandestino” di Manu Chao).


Per parafrasare l’incipit dei capitoli della trilogia del famoso romanziere J.C.Izzo, Marsiglia è il luogo: dove Macron non può dormire sonni tranquilli…

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