Prontezza militare. Una pericolosa legge depositata da un anno e mezzo in Parlamento

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 Prontezza militare. Una pericolosa legge depositata da un anno e mezzo in Parlamento

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di Federico Giusti

In apparenza la proposta di Legge presentata dalla deputata di Fratelli d'Italia Maria Paola Chiesa, nel Maggio 2024, potrebbe essere una buona iniziativa in materia di ambiente ma una lettura approfondita del testo solleva invece dubbi e contrarietà
 
 
 
 
In sostanza la proposta di Legge riprende un vecchio cavallo di battaglia del militarismo italico, quello che si cela dietro agli interessi superiori dello Stato per velocizzare i processi di militarizzazione dei territori.
Svincolare le attività militari dalle norme vigenti in materia di appalto per semplificare le procedure e bandire gare in tempi veloci rientrava tra gli obiettivi strategici degli ultimi anni, ora si esprime con forza l'idea che siano proprio le leggi regionali emanate in materia ambientale a rappresentare un ostacolo, se non addirittura una minaccia, alla prontezza dello strumento militare.
 
Leggiamo testualmente dalla proposta di legge
Il comma 2 dell'articolo 15-bis prevede che i siti militari e le aree addestrative permanenti siano assimilati ai siti industriali dismessi, ai sensi dell'art. 240, comma 1, lett. h) del Codice dell'ambiente (D.lgs. 152/2006), in tema di bonifiche di siti contaminati.
Tale lettera h) contiene infatti la definizione di sito dismesso, che viene identificato come l'area o porzione di territorio, geograficamente definita e determinata, intesa nelle diverse matrici ambientali (suolo, materiali di riporto, sottosuolo ed acque sotterranee) e comprensiva delle eventuali strutture edilizie e impiantistiche presenti in cui sono cessate le attività produttive. Tale disposizione appare dunque finalizzata a consentire l'applicazione, nei siti e nelle aree citati, delle procedure di bonifica previste dal Codice dell'ambiente per i siti industriali.
 
La proposta di legge riprende quanto da tempo dichiarato da esponenti del Governo o del Ministero, la cultura della difesa deve ridisegnare le priorità e la stessa legislazione ambientale non può essere di intralcio ad attività ritenute strategiche. Allo stesso tempo l'impatto delle istallazioni militari sull'ambiente e sulla salute pubblica è stato ridimensionato o ritenuto comunque oggetto di campagne orchestrate dai movimenti contro la guerra con approcci pregiudiziali. Qualche motivo di riflessione scaturisce dal documento del Ministero
 
E dallo stesso estrapoliamo un passaggio sulla situazione sarda
 
Oltre, presso i poligoni dell'A.M. sono implementati i monitoraggi ambientali previsti dai relativi disciplinari. In particolare:
 
  • presso il sito di Furbara (RM) le attività di monitoraggio sono condotte a cura della Divisione Aerea di Sperimentazione Aeronautica e Spaziale di Pratica di Mare e dal 2° Laboratorio Tecnico di Controllo di Fiumicino. Il recupero e alienazione dei residuati viene affidato a ditte specializzate.
  • presso il poligono interforze di Salto di Quirra (PISQ) il monitoraggio della matrice aria avviene in continuo tramite il sistema Environmental Data Management System (EDMS) e quella della matrice suolo tramite campagna di campionamento e analisi, in applicazione di quanto previsto nel piano di monitoraggio emanato nel novembre 2022. Non sono stati rilevati superamenti dei parametri osservati. Inoltre, sono state implementate campagne   di recupero di rottami ferrosi in mare, sia a cura del personale della Marina Militare Italiana che tramite campagne affidate a ditte specializzate; nei siti a terra le raccolte di residuati sono effettuate    sistematicamente;
  • gli impatti delle attività addestrative/esercitative sono preventivamente valutate attraverso appositi studi di distribuzione, al fine di attestarne la sostenibilità;
  • presso il poligono di Capo Frasca è attivo un piano di monitoraggio ambientale delle matrici suolo, sottosuolo e acque sotterranee, redatto dall'Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (ISPRA).
 
Per questo, se la proposta verrà approvata, lo Stato potrà rafforzare le servitù militari, edificare nuove basi, nuovi avamposti, nuovi poligoni o centro di addestramento avvalendosi di un iter veloce e semplificato imposto a livello centrale senza dove passare da norme regionali come quelle a tutela dell'ambiente.
E basti pensare alle proteste in Sardegna, alle infinite cause per individuare i responsabili dell'inquinamento di siti per la bonifica dei quali impiegheremo, fondi permettendo, decine di anni ammesso di poterlo fare dopo tanti anni di esercitazioni militari.
 
Nel nostro paese sono decine i siti inquinati per la bonifica dei quali servirebbero ingenti stanziamenti e una forte volontà ecologista che mai ha albergato nelle stanze governative pur di diverso colore.
 
La proposta di legge punta direttamente all'obiettivo di escludere le norme ambientali ove lo Stato decida di costruire una struttura afferente al ministero della Difesa assimilando per altro i siti militari alle aree industriali dismesse.
 
L'intervento in Parlamento vuole quindi liberare il Ministero della Difesa da ogni vincolo ma allo stesso tempo vanifica il lavoro delle commissioni di inchiesta sull'uranio impoverito  chiamate a intervenire dopo l'aumento esponenziale dei tumori nell'area di poligoni militari come il Salto di Quirra e Capo Teulada, vuole scongiurare nell'immediato futuro ogni contestazione alle servitù militari come va secretando innumerevoli informazioni sul trasporto di armi attraverso i nostri territori. In un colpo solo si permetterà al Ministero della Difesa di agire in deroga ai contratti di appalto, alle norme ambientali, non si rende conto del proprio operato alla cittadinanza e agli enti locali, si rimuovono norme vincolanti ritenuti ostacolo per la sicurezza nazionale, si assesta un ulteriore colpo alla Carta Costituzionale. Tutto e di più in nome della prontezza militare.

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