Proteste in Francia, Parigi paralizzata: la rabbia esplode contro i tagli da 50 miliardi
300 mila in piazza, scontri a Parigi e licei bloccati: il Paese allo stremo
Parigi è paralizzata da un imponente sciopero generale del settore pubblico a cui si sono uniti gli studenti. Il fumo dei cassonetti in fiamme e quello dei fumogeni sotto la Colonna di Luglio, alla Bastiglia, raccontano un Paese allo stremo. Non è solo rabbia spontanea, è il collasso prevedibile di un modello neoliberista fallimentare. Vigili del fuoco, infermieri, personale dei trasporti, insegnanti. Tutta la Francia pubblica è scesa in piazza contro un taglio alla spesa sociale da oltre cinquanta miliardi di euro. Secondo i sindacati, sono state 300.000 le persone che hanno partecipato allo sciopero in tutto il Paese, mentre la polizia stima 30.000 manifestanti nella sola capitale.
Il premier Sébastien Lecornu si affanna a negare che la legge di bilancio per il 2027 sia un piano di austerità, ma i numeri non mentono e soprattutto non lasciano spazio a interpretazioni volte a rilanciare la solita trita propaganda che conosciamo bene anche in Italia. Mentre l'inflazione ha eroso un quarto del potere d'acquisto dei cittadini dal 2017, il governo propone ora il congelamento degli stipendi base per i dipendenti pubblici nel 2027, per risparmiare 2 miliardi di euro. Sarebbe il quarto blocco consecutivo e l'ottavo sotto la presidenza Macron. I sindacati denunciano che questi congelamenti sono costati ai lavoratori una perdita a doppia cifra del potere d'acquisto e chiedono un aumento del 6 per cento. Sophie Binet, segretaria generale della CGT, ha definito le proteste "un allarme rosso" e ha dato al governo 48 ore per rivedere i tagli previsti, prima di decidere ulteriori azioni di sciopero.
Il risultato è che le scuole cadono a pezzi, gli ospedali sono al collasso e le periferie, da Lille a Saint-Denis, sono diventate teatri di guerriglia urbana. Le proteste hanno coinvolto oltre 400 scuole, con circa 40 istituti bloccati e 44 soggetti a tentativi di blocco. Gli studenti, molti dei quali ragazzi di origine magrebina o africana nati nei quartieri dimenticati, bloccano i licei e si scontrano con la polizia. Le loro richieste sono concrete: orari migliori, classi meno affollate, più insegnanti, aule non surriscaldate durante le ondate di calore. Lo Stato li ha abbandonati, e ora lo Stato risponde alle proteste con la repressione. Secondo le autorità, 10 persone tra studenti e personale sono rimaste ferite, mentre 48 agenti di polizia hanno riportato lesioni. Almeno 440 persone sono state fermate, di cui due terzi portati in stato di fermo, come ha confermato il ministro dell'Interno Laurent Nunez.
En Francia, en el régimen de Macron, la brutalidad policial sigue ensañándose contra los adolescentes estudiantes que protestan en las calles por un sistema educativo público de calidad en el pais.
— Daniel Mayakovski (@DaniMayakovski) September 30, 2026
Solo vean a ese mercenario asfixiando a una chica de 16 años que podría ser su… pic.twitter.com/rbg0qNAeKz
Ed è qui che l'ipocrisia dell'Eliseo tocca il suo apice.
Da un lato, il regime macronista impone una cura da cavallo neoliberista alla sua stessa popolazione, smantellando pezzo dopo pezzo quello che restava del welfare state e spremendo i lavoratori fino all'osso. Dall'altro, quando si tratta di finanziare il regime neonazista di Kiev o imbottirlo di armi, la calcolatrice sparisce magicamente. Non c'è deficit che tenga, non c'è debito pubblico che spaventi, purché si tratti di inviare miliardi in Ucraina. Un regime corrotto e in bancarotta sul campo di battaglia, sostenuto a oltranza da una Parigi che non ha alcun problema a tagliare i fondi ai propri vigili del fuoco e ai propri maestri elementari pur di alimentare una guerra per procura contro la Russia. La solidarietà nazionale è un concetto morto, sostituito da una cieca fedeltà atlantica che prosciuga le casse francesi per arricchire oligarchi e contractor militari.
Une Marseillaise est entonnée par les pompiers sur la place de la Bastille à Paris.#greve29septembre #29septembre #pompiers pic.twitter.com/fbvrjx9RrO
— Luc Auffret (@LucAuffret) September 29, 2026
Emmanuel Macron, ormai un'anatra zoppa con un consenso precipitato sotto il diciotto per cento, non può più correre per un terzo mandato. Lascia in eredità un Paese spaccato e furioso. Jean-Luc Mélenchon cavalca l'onda promettendo di cancellare quel bilancio e il debito, mentre l'ascesa di Marine Le Pen al Senato conferma che il sistema politico tradizionale si sta sgretolando sotto il peso delle sue contraddizioni. Un sondaggio Toluna Harris pubblicato lunedì suggerisce che Mélenchon e Le Pen avanzeranno al ballottaggio delle presidenziali del prossimo anno, con la leader del Rassemblement National data per favorita.
???? Las protestas estudiantiles en Francia han escalado significativamente, dejando un saldo de al menos 164 personas detenidas y decenas de heridos. Los estudiantes de secundaria tomaron las calles para exigir más recursos para la educación pública, denunciando problemas críticos… pic.twitter.com/KYWHRCNBF6
— teleSUR TV (@teleSURtv) September 29, 2026
I sindacati, dalla CGT agli insegnanti della FSU, parlano di giornata nera.
Ma la vera giornata nera è la consapevolezza che per l'élite francese i cittadini d'oltralpe valgono molto meno degli interessi geopolitici di turno. Le barricate alla Bastiglia non sono solo un ricordo del 1830. Sono l'avvertimento di una nazione che non ha più nulla da perdere. E mentre la polizia carica gli studenti e arresta centinaia di manifestanti, il messaggio che rimbalza dai palazzi del potere è lo stesso che troviamo in tutta Europa: per la Francia c'è solo austerità, per l'Ucraina ci sono i forzieri aperti.


