Pubblico impiego: Referendum Funzioni centrali. Prorogate al 31 dicembre le operazioni di voto

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Pubblico impiego: Referendum Funzioni centrali. Prorogate al 31 dicembre le operazioni di voto

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di Francesco Fustaneo

 

Una grande affluenza al voto, sommata ad alcuni problemi tecnici, riferibili ai sistemi mail delle amministrazioni, sarebbero stati i fattori determinati delle difficoltà riscontrate la settimana scorsa dai lavoratori delle Funzioni Centrali, ad esprimere la propria valutazione sul recente rinnovo di contratto.

In questi giorni le tre organizzazioni sindacali promotrici della consultazione referendaria (FP CGIL-UIL PA -USB PI), che sta facendo esprimere le lavoratrici e lavoratori sulla ipotesi di “pre-intesa” sottoscritta solo da alcune sigle sindacali, affermano di essersi adoperate al fine di superare tutte le problematiche che man mano si sono presentate a fronte di migliaia di richieste arrivate direttamente dai luoghi di lavoro.

Le operazioni di voto inerenti il referendum, formalmente avviato dal 16 dicembre, che si sarebbe dovuto concludere originariamente il 21 dicembre, sono così state  attualmente prorogate al 31 dello stesso mese.

Potenzialmente interessati sono oltre 190.000 lavoratori.

Il referendum in questione rappresenta una novità di rilievo, avviene con modalità telematica e sostanzialmente ha carattere consultivo

L'aspetto evidente è la rottura di fatto nel comparto Funzioni Centrali in questa fase, della Cgil e Uil (la Usb aveva già precedentemente abbandonato il tavolo del rinnovo) con la Cisl che insieme ad altre sigle autonome è riuscita a raggiungere la “pre-intesa” ottenendo il 53 % della rappresentatività; proprio la Cisl e le altre sigle firmatarie sono state poi invitate a partecipare all'organizzazione del referendum con l'obiettivo di ridare la parola ai lavoratori, ma non hanno però aderito alla richiesta pervenuta delle organizzazioni sindacali proponenti.

Oggetto del contendere dunque è il CCNL 2022/2024 delle Funzioni Centrali del settore del Pubblico Impiego.

“Sarebbe la prima volta - denunciano CGIL,UIL e USB - che un contratto collettivo nazionale di lavoro non adeguerebbe le retribuzioni di lavoratrici e lavoratori almeno al costo della vita registrato nel periodo di vigenza contrattuale sancendo così un principio finora fondamentale e caratterizzante del contratto di primo livello: le retribuzioni, gli stipendi, non possono perdere il proprio valore ma semmai solo aumentarlo”.

Da qui il loro invito ai lavoratori a votare NO in sede di referendum alla proposta di rinnovo così attualmente formulata.

L'elemento di maggior criticità contro cui viene puntato il dito, è che a fronte di una certificazione dell’Istat nel triennio 2022/2024 di una perdita di valore degli  stipendi del 16,5 per cento (l’inflazione misurata secondo l’indicatore ipca), l'incremento salariale previsto dal nuovo CCNL ammonterebbe a circa il 6 per cento, dunque con una perdita in termini di salario reale per i lavoratori del comparto , che si attesterebbe intorno al 10 per cento.

Tradotto in cifre si parla di svalutazioni per 323,15 euro per un funzionario, 266,09 per un assistente e 252,87 per un operatore. Mentre la pre-intesa permette un aumento degli stipendi solo per 155,10 euro ai funzionari, 127,70 euro agli assistenti e 121,40 euro agli operatori.

Ecco il punto: il CCNL 2022/2024 riduce il valore degli stipendi mensili di 168,05 euro per un funzionario, di 138,39 euro per un assistente, di 131,47 euro per un operatore.

Si va quindi verso un contratto con maggioranza risicatissima e sarebbe una prima volta in assoluto nel lavoro pubblico, sottoscritto unicamente da CISL e qualche sigla autonoma, tutte organizzazioni ben contente evidentemente, di accreditarsi agli occhi dell'esecutivo Meloni come interlocutori “affidabili” .

Il danno per i lavoratori rischia di essere duplice: da una parte si troveranno un contratto rinnovato con aumenti insignificanti, ma “legittimato” da qualche organizzazione sindacale compiacente, dall’altro rischiano di perdere rappresentanza anche sui tavoli sindacali locali. Occorre infatti rilevare che nell'ambito delle relazioni sindacali in ambito pubblico affinché un’organizzazione sindacale sia ammessa al tavolo negoziale in sede di contratto collettivo occorre rispetti il criterio di rappresentatività (un’organizzazione è rappresentativa se supera la soglia del 5%, calcolata come media del numero degli iscritti e dei voti ricevuti alle elezioni per le Rsu), dall’altra, in virtù di disposizioni assai criticabili, si prevede che ai tavoli di contrattazione integrativa (che trattano ormai numerose materie, dall’organizzazione del lavoro alla sicurezza sui luoghi di lavoro, fino ai meccanismi di valutazione e primalità) siano ammesse solamente le organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto il contratto collettivo.

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