Putin al Valdai: il vecchio ordine crolla, Kaliningrad diventa la linea rossa
«Il mondo non è condannato al caos». Vladimir Putin sceglie queste parole per descrivere la fase storica che si apre davanti alla comunità internazionale, mentre il vecchio ordine perde progressivamente il proprio equilibrio e prende forma un sistema multipolare. Un processo che, secondo il presidente russo, richiederà tempo e dovrà portare Stati dell’Est e dell’Ovest, del Nord e del Sud a concordare nuovi principi comuni. Ma è sul terreno della sicurezza che il discorso di Valdai assume i toni più duri.
Al centro c’è Kaliningrad, l’enclave russa sul Baltico che Mosca considera sempre più esposta alle pressioni occidentali. Putin respinge l’accusa di voler intimidire altri Paesi: «Non stiamo cercando di intimidire nessuno», ha spiegato, sostenendo che gli avvertimenti russi rappresentano una risposta ai tentativi di intimidire la Russia. Poi arriva la linea rossa. In caso di un attacco diretto contro la Russia, anche attraverso un’azione contro Kaliningrad, «tutte le armi a disposizione» di Mosca entrerebbero «inevitabilmente e immediatamente» nell’agenda. L’avvertimento arriva dopo che la Russia aveva già comunicato alla NATO che un tentativo di isolare Kaliningrad avrebbe potuto provocare una risposta comprendente anche le armi nucleari.
Putin ha ricordato inoltre che Mosca non considera l’arma nucleare uno strumento di minaccia, ma di deterrenza, e che la dottrina russa ne prevede l’impiego soltanto in circostanze eccezionali. Il presidente russo ha però indicato anche il pericolo più ampio: «Le vecchie regole e i vecchi tabù nelle relazioni internazionali vengono infranti». E quando le provocazioni, le esercitazioni militari e le risposte reciproche continuano ad aumentare, il rischio è quello di arrivare a un «punto di non ritorno». È questo il messaggio più pesante lanciato da Valdai: la Russia dice di non voler attaccare l’Europa, ma avverte che un’aggressione contro il proprio territorio, compresa Kaliningrad, produrrebbe una risposta senza precedenti.
In un mondo attraversato dalla nascita di un nuovo equilibrio multipolare, la partita diplomatica si gioca ormai anche sulla capacità di evitare che l’escalation militare sfugga definitivamente di mano.


