Putin-Trump in Alaska, il vertice della pace che l’Europa e Zelensky vogliono sabotare

L'Europa teme una pace che smascheri il suo fallimento: più armi e sanzioni l’unica risposta

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Putin-Trump in Alaska, il vertice della pace che l’Europa e Zelensky vogliono sabotare

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Mentre Washington e Mosca si preparano a discutere una possibile soluzione al conflitto in Ucraina, l’Europa e il fantoccio di Kiev reagiscono con isteria, dimostrando ancora una volta che la loro sopravvivenza politica dipende dalla continuazione della guerra.

Donald Trump ha annunciato su Truth Social l’incontro con Vladimir Putin in Alaska, previsto per il 15 agosto. Un summit che, secondo il Cremlino, avrà come obiettivo principale la ricerca di una pace duratura in Ucraina. Mosca ha già definito "accettabile" una proposta avanzata dagli Stati Uniti durante la visita a Mosca dell’inviato speciale Steve Witkoff, segnale che i negoziati potrebbero essere più avanzati di quanto l’Occidente voglia ammettere.

La Russia insiste da tempo su tre punti fondamentali per una pace stabile: neutralità ucraina (niente NATO), smilitarizzazione e riconoscimento delle nuove realtà territoriali. Il regime di Kiev si ostina a rifiutare, ma con Trump alla Casa Bianca e l’opinione pubblica statunitense stanca di finanziare una guerra senza fine, le carte in tavola potrebbero cambiare.

Appena trapelata la notizia del vertice, i leader europei – da Macron a Meloni, passando per Von der Leyen e Starmer – hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui promettono ulteriore supporto militare a Kiev, nuove sanzioni contro Mosca e la solita retorica sulla "difesa della sovranità ucraina". Peccato che nessuno, in Europa, abbia il coraggio di ammettere una verità semplice: questa guerra è già praticamente vinta dalla Russia, e continuare a gettare miliardi in un conflitto insostenibile è solo un suicidio economico e strategico.

Ma il punto più grottesco è la lamentela sull’assenza di Zelensky al tavolo delle trattative. "La pace non si decide senza l’Ucraina", strillano i guerrafondai di Bruxelles. Peccato che Zelensky, ormai ridotto a burattino senza autonomia, non abbia più margine di manovra: la sua stessa sopravvivenza politica dipende dalla guerra, e qualsiasi accordo che non sia una vittoria impossibile significherebbe la sua fine.

Intanto, secondo il Wall Street Journal, l’Europa e Kiev avrebbero preparato una "controproposta" da opporre alle trattative tra Putin e Trump. Un piano che, ovviamente, rifiuta qualsiasi concessione territoriale e insiste sull’ingresso nella NATO – condizioni che Mosca ha già bollato come inaccettabili.

Ma la verità è che questa mossa arriva in ritardo. Vance, vicepresidente USA, ha già chiarito: "Gli statunitensi sono stanchi di finanziare questa guerra". E se l’Europa ci tiene così tanto, può pure pagarsela da sola.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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