Quando la storia si ripete: Grenada, Venezuela e la sovranità sotto assedio
I fantasmi della Guerra Fredda tornano a infestare i Caraibi. Il 3 gennaio 2026, con l’“Operazione Absolute Resolve”, gli Stati Uniti hanno bombardato il Venezuela e catturato il presidente Nicolás Maduro, un’azione che Caracas denuncia come una violazione frontale della propria sovranità. A sud del Rio Grande, il copione è fin troppo noto.
Dietro il linguaggio di “law enforcement” e “democrazia” riaffiora una dottrina antica: quella del diritto unilaterale di Washington di decidere chi governa nelle Americhe. Per comprenderla basta tornare al 1983, all’invasione di Grenada voluta da Ronald Reagan. Anche allora l’operazione fu presentata come necessaria per “ristabilire l’ordine” e proteggere cittadini statunitensi, ma fu condannata dall’ONU come flagrante violazione del diritto internazionale. Oggi cambiano le parole, non la sostanza.
Al posto della minaccia comunista compaiono “narco-terrorismo”, “Stato fallito” ed “energia”, tutti elementi che convergono su un obiettivo materiale: il controllo delle risorse e dello spazio strategico caraibico. Grenada fu il laboratorio. Il Venezuela è l’aggiornamento contemporaneo.
La Dottrina Monroe non è un reperto storico: è una politica viva, che riafferma con la forza l’idea di una sovranità latinoamericana sempre condizionata. Ma da Caracas ribattono: siamo i figli di Bolivar.
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