Quei "carri armati” mai distrutti: il caso dell'errore di traduzione del Messaggero su Feodosia

Come i media italiani riverberano le notizie prodotte da Kiev senza nemmeno analizzarle

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Quei "carri armati” mai distrutti: il caso dell'errore di traduzione del Messaggero su Feodosia

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di Francesco Fustaneo

A volte, una sola parola mal interpretata può cambiare completamente il senso di una notizia. È esattamente ciò che è accaduto con il titolo di un articolo del Messaggero che parla di un attacco ucraino a Feodosia, in Crimea.

Il giornale titolava, a caratteri cubitali: "Colpo ucraino a Feodosia, droni distruggono più della metà dei 43 carri armati russi nel deposito petrolifero".

La notizia, se fosse stata vera, sarebbe stata sensazionale: un colpo durissimo all'arsenale russo. Peccato che quei "carri armati" non siano mai esistiti. O, per essere più precisi, esistevano, ma non erano quelli che immaginavate.

L'inganno della parola "tank":

L'errore nasce da una trappola linguistica in cui è incappata la redazione. La notizia originale era stata riportata da siti ucraini, in lingua inglese.

Il termine chiave è "tanks". In inglese, questa parola è ambigua: può significare sia il veicolo da combattimento che chiamiamo "carro armato", sia il contenitore per liquidi, cioè un "serbatoio" o una "cisterna".

Chi ha tradotto l'articolo per il Messaggero, con un traduttore automatico, ha lasciato l'interpretazione più immediata e militarmente suggestiva, scegliendo "carri armati". Ma il contesto avrebbe dovuto insospettire: perché mai 43 carri armati sarebbero stati ammassati in un deposito petrolifero a maggior ragione in una fase in cui questi sono sistematicamente sotto attacco? Non avrebbe avuto alcun senso logistico o tattico.

La realtà è meno spettacolare: come dettagliatamente riportato dall'articolo di Militarnyi i droni ucraini non avevano distrutto carri armati, ma serbatoi di petrolio.

L'attacco faceva parte di una campagna mirata a colpire le infrastrutture logistiche nemiche. Nello specifico, il rapporto descriveva:

  • La distruzione di 11 serbatoi su un totale di 43 presenti nel deposito.

  • Il danneggiamento grave di molti altri in una serie di attacchi avvenuti a ottobre.

  • Il fatto che solo 7 serbatoi su 43 fossero rimasti completamente intatti.

Per inciso anche le foto satellitari diffuse, e rilanciate dallo stesso Messaggero, mostravano chiaramente dei serbatoi. E non si tratta di pedanteria lessicale. Distinguere tra "carri armati" e "serbatoi" significa distinguere tra due tipi di operazioni militari completamente diverse.

La distruzione di carri armati è un successo tattico, che elimina mezzi direttamente dal campo di battaglia. La distruzione di un deposito di carburante è un’operazione strategica e logistica, che mira a indebolire l’apparato produttivo militare avversario nel medio-lungo periodo, di risorse.

 

Francesco Fustaneo

Francesco Fustaneo

Laureato in Scienze Economiche e Finanziarie presso l'Università degli Studi di Palermo.
Giornalista pubblicista dal 2014, ha scritto su diverse testate giornalistiche e riviste tra cui l'AntiDiplomatico, Contropiano, Marx21, Quotidiano online del Giornale di Sicilia. 
Si interessa di geopolitica, politica italiana, economia e mondo sindacale

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