Quei "gufi" dell'Istat: l'Italia di nuovo in recessione
Le lacrime e sangue nella prossima legge di stabilità saranno ancora maggiori
Quei "gufi" dell'Istat hanno rilasciato un dato ancora peggiore di quello in calo che si aspettava il ministro dell'economia Padoan: nel secondo trimestre il prodotto interno lordo italiano è calato dello 0,2%. L’Italia ripiomba quindi in una nuova recessione tecnica, dopo quella del 2013, e il tasso di crescita del Paese nel 2014 sarà nella migliore delle ipotesi zero. Quindi stagnazione. Il bonus di 80 euro, "di cui solo martedì Matteo Renzi ha rivendicato la bontà rispondendo alle critiche di Confcommercio", non ha in effetti avuto alcun impatto positivo sui consumi e sulla crescita.
Le lacrime e sangue nella prossima legge di stabilità saranno in autunno ancora maggiori per rispettare i famigerati paramentri europei e forzarci, per l'ennessimo anno consecutivo, a restare nell'insostenibile area valutaria chiamata euro-zona.
Dal Fatto Quotidiano:
Più stretta la strada della legge di Stabilità – Il passaggio, a questo punto, si preannuncia molto complesso. La Ue non ha accettato la richiesta di Roma di rimandare di un anno, dal 2015 al 2016, il pareggio strutturale di bilancio. E, con la crescita che non riparte, quest’anno ilrapporto deficit/Pil si attesterà per forza su un livello più alto rispetto a quel 2,6% che il governo ha inserito, ormai cinque mesi fa, nel Documento di economia e finanza (Def). Anche perché quando l’attività economica perde tono a ridursi sono anche le entrate fiscali: i dati diffusi martedì dal ministero dell’Economia mostrano che nei primi sei mesi dell’anno il gettito delle imposte sul patrimonio e sul reddito è calato del 4,7% e gli incassi complessivi dell’Erario sono stati più bassi dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2013. Padoan e Renzi continuano a ribadire che resteremo comunque sotto la soglia del 3% e “non ci sarà bisogno di una manovra aggiuntiva”.
Ma, se può essere vero che non sarà necessario correggere in corsa i conti pubblici per quest’anno, nel 2015 una combinazione di tagli e tasse per un ammontare complessivo vicino ai 20 miliardi di euro non potrà essere evitata. Per di più con questi risultati per il premier diventa più difficile rivendicare dalle istituzioni europee maggiore flessibilità nel rispetto del Patto di stabilità. Quella che, fino a qualche settimana fa, poteva essere presentata come una proposta super partes per rilanciare la crescita dell’Unione, diventa ora pericolosamente simile alla richiesta di uno “sconto” sugli impegni presi.
Lo spettro del fiscal compact – E il quadro è aggravato dalla portata del debito italiano, lievitato oltre i 2.120 miliardi di euro. L’anno prossimo entra in vigore il fiscal compact, cioè la regola che impone di tagliare di un ventesimo all’anno la parte di “zavorra” che eccede il 60% del prodotto. Roma è al 135,6%, ben oltre il 132,8 del Def. E, con il Pil nominale che cala, il valore è destinato a salire. In teoria, se i nuovi paletti verranno rispettati in modo puntuale l’Italia dovrà garantire l’anno prossimo un abbattimento del debito di oltre 10 miliardi.


