"Quella con lo Stato Islamico è una terza guerra mondiale", Re Abdallah II di Giordania
I militanti dell'Isis "sono fuorilegge dell'Islam"
2047
Re Abdullah di Giordania ha definito la battaglia contro lo Stato islamico "una Terza guerra mondiale" in quella che è una "lotta generazionale" per configgere questi "fuorilegge dell'Islam."
Parlando alla Cnn, il re ha invitato tutte le nazioni a unirsi per contribuire a contrastare la minaccia posta dal gruppo militante da quando ha conquistato ampie fasce di Iraq e Siria l'anno scorso.
Parlando alla Cnn, il re ha invitato tutte le nazioni a unirsi per contribuire a contrastare la minaccia posta dal gruppo militante da quando ha conquistato ampie fasce di Iraq e Siria l'anno scorso.
"La guerra contro l'Isis è una guerra della Giordania così come di ogni altro Paese della coalizione guidata dagli Usa", ha affermato re Abdallah II di Giordania. "Questa è una nostra guerra. Lo è da molto tempo e abbiamo la responsabilità morale di raggiungere questi musulmani e proteggerli, e fermare l'Isis prima che raggiunga la nostra frontiera" e pertanto "questa è una nostra guerra", ha insistito.
Il re ha insistito sulla necessità di un fronte unito, che potrerebbe includere "musulmani, cristiani e le altre religioni", sottolineando che l'elemento ideologico del conflitto sarà l'elemento più difficile da risolvere.
L'intervista alla Cnn è la prima da quando i jihadisti dello 'Stato islamico' hanno bruciato vivo il pilota giordano Moaz al-Kassasbeh e secondo il re, questa barbarie, invece di intimidire la nazione ha avuto l'effetto opposto: "ha motivato i giordani a stringersi attorno alla bandiera".
Re Abdullah, soprannominato il "re guerriero" dopo 35 anni di servizio militare, ha promesso che il paese avrebbe giocato un ruolo più importante nella collazione militare guidata dagli Usa contro lo Stato Islamico, ha abbreviato la sua visita negli Stati Uniti a seguito della morte del pilota e ha cercato di mobilitare la nazione pubblicando una foto in uniforme militare e guanti neri, scattata nove mesi fa.
L'intervista alla Cnn è la prima da quando i jihadisti dello 'Stato islamico' hanno bruciato vivo il pilota giordano Moaz al-Kassasbeh e secondo il re, questa barbarie, invece di intimidire la nazione ha avuto l'effetto opposto: "ha motivato i giordani a stringersi attorno alla bandiera".
Re Abdullah, soprannominato il "re guerriero" dopo 35 anni di servizio militare, ha promesso che il paese avrebbe giocato un ruolo più importante nella collazione militare guidata dagli Usa contro lo Stato Islamico, ha abbreviato la sua visita negli Stati Uniti a seguito della morte del pilota e ha cercato di mobilitare la nazione pubblicando una foto in uniforme militare e guanti neri, scattata nove mesi fa.
Dall'essere, sei mesi fa, un alleato riluttante nella lotta degli Stati Uniti contro Stato islamico, la Giordania ora è diventata uno dei membri più attivi dell'alleanza anti-ISIS.
Il Ministro degli interni del Paese, Hussein al-Majali, ha detto che la Giordania "cancellerà completamente l'Isis". Secondo il Pentagono, la Giordania ha lanciato 72 bombe nei primi raid dopo l'uccisione del pilota. Re Abdullah ha anche negoziato con Washington un aumento degli aiuti militari da 660 milioni dollari a 1 miliardo per il 2015-2017.
Pur essendo un alleato chiave degli Stati Uniti in Medio Oriente, la Giordania non è sempre stata così pronto a seguire l'esempio di Washington. Nel mese di settembre, Amman era preoccupata per i piani USA di armare e addestrare altri combattenti del Free Syrian, una forza militante apparentemente moderata che lotta contro il governo siriano.
Lo Stato islamico è una preoccupazione costante per Amman. Non solo il paese condivide un confine con Iraq e Siria ma vede anche un gran numero di jihadisti scontenti che cercano di tornare a casa.
Circa 2.000-2.500 giordani sono noti per aver aderito allo Stato Islamico, secondo le informazioni pubblicate dal Guardian nel mese di febbraio. Si tratta del terzo più grande contingente arabo straniero dopo l'Arabia Saudita e la Tunisia.
Lo Stato islamico è una preoccupazione costante per Amman. Non solo il paese condivide un confine con Iraq e Siria ma vede anche un gran numero di jihadisti scontenti che cercano di tornare a casa.
Circa 2.000-2.500 giordani sono noti per aver aderito allo Stato Islamico, secondo le informazioni pubblicate dal Guardian nel mese di febbraio. Si tratta del terzo più grande contingente arabo straniero dopo l'Arabia Saudita e la Tunisia.


