Raid USA vicino al reattore nucleare in Iran: la Russia evoca "conseguenze catastrofiche"
La Russia ha lanciato un severo monito contro le "conseguenze catastrofiche" che deriverebbero da qualsiasi aggressione da parte degli Stati Uniti nei confronti della centrale nucleare di Bushehr, situata nel sud dell'Iran.
“Ogni attacco a un'infrastruttura nucleare rappresenta un crimine e una palese violazione del diritto internazionale. Le incursioni contro l'impianto di Bushehr rischiano di innescare effetti devastanti per tutti gli Stati del Golfo Persico. Queste azioni devono fermarsi immediatamente”, ha avvertito con fermezza Mikhail Ulyanov, rappresentante permanente della Federazione Russa presso le organizzazioni internazionali a Vienna, attraverso un messaggio diffuso lunedì su X.
Any attack against nuclear facility is a crime and gross violation of international law. Strikes against Bushehr nuclear power plant may have catastrophic consequences for Persian Gulf states. They must be stopped. https://t.co/thVSDI4Ljd
— Mikhail Ulyanov (@Amb_Ulyanov) July 12, 2026
L'allarme è scattato dopo che le forze armate statunitensi hanno condotto un raid militare nelle immediate vicinanze del sito nucleare di Bushehr, esasperando ulteriormente il già critico conflitto tra le due nazioni. L'operazione fa parte di una massiccia e rinnovata offensiva lanciata da Washington, che ha preso di mira circa 90 installazioni militari dislocate su tutto il territorio iraniano. Nonostante la pericolosa prossimità dei bombardamenti alla struttura, i vertici di Teheran hanno rassicurato che la centrale non ha riportato danni strutturali.
Il dietrofront di Mosca e lo stop ai tecnici nucleari
Il delicato scenario ha avuto ripercussioni immediate anche sulla gestione dell'impianto. Inizialmente, la società statale russa per l'energia nucleare, Rosatom, aveva annunciato il rientro in Iran del primo contingente di sei dipendenti specializzati, secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa RIA tramite il direttore generale Alexei Likhachev.
Rosatom, attualmente impegnata nella costruzione di due nuovi reattori a Bushehr, aveva evacuato centinaia di tecnici lo scorso 28 febbraio, a seguito dello scoppio del conflitto aperto guidato da Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Tuttavia, poche ore dopo l'ultimo annuncio, il colosso russo ha fatto marcia indietro, comunicando la sospensione del rientro del personale a causa della nuova ondata di raid americani.
La battaglia diplomatica all'ONU e la risposta sul campo
Sul fronte diplomatico, l'Iran ha formalizzato una denuncia dinanzi alle Nazioni Unite, accusando gli Stati Uniti di aver violato il memorandum d'intesa di Islamabad e sollecitando un intervento d'urgenza da parte del Consiglio di Sicurezza.
Parallelamente, la reazione di Teheran non si è limitata alle cancellerie: le forze armate iraniane hanno risposto alle violazioni del memorandum sul campo di battaglia, replicando con la "massima forza" e bersagliando le basi e le installazioni militari statunitensi dislocate nella regione.


