Rapporto ONU sui bambini a Gaza: le prove che smentiscono le accuse di "frode"

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Rapporto ONU sui bambini a Gaza: le prove che smentiscono le accuse di "frode"

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In un articolo per Middle East Eye, Peter Oborne e Irfan Chowdhury analizzano il recente rapporto di una commissione delle Nazioni Unite in cui si afferma che Israele ha preso di mira deliberatamente i bambini palestinesi dal 7 ottobre 2023, commettendo genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Da allora, le Nazioni Unite sono state oggetto di attacchi feroci, come le accuse dei giornalisti Jake Wallis Simons e Stephen Pollard contro Alex Crawford di Sky News per aver diffuso il rapporto, o la reazione del ministero degli Esteri israeliano che lo ha definito una "farsa calunniosa".

Critiche più dettagliate sono giunte nello Spectator da Jonathan Sacerdoti, secondo cui il rapporto è una frode poiché "le prove semplicemente non ci sono."

Tuttavia, esaminando le contestazioni di Sacerdoti, emergono forti incongruenze.

 Egli afferma che il testo "suggerisce crimini di guerra", ma il rapporto è esplicito: "Sulla base delle prove esaminate, e in linea con i suoi precedenti rapporti, la Commissione ritiene, sulla base di motivi ragionevoli, che le autorità israeliane e le forze di sicurezza israeliane abbiano continuato a commettere il crimine di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra nella Striscia di Gaza e crimini di guerra in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est".

Riguardo al caso del neonato di 10 giorni colpito alla testa da un drone in una tenda a Nuseirat, Sacerdoti sostiene che il velivolo avrebbe dovuto vedere attraverso la tela dall'esterno e che la Commissione si sia basata solo su "una foto di un proiettile" senza testimoni. In realtà, il rapporto specifica che "un singolo proiettile sparato dal drone lo ha colpito alla testa, uscendo dalla parte posteriore del cranio e colpendo il cuscino dietro di lei", il che non esclude che il drone sia entrato nella tenda; inoltre, la commissione "ha visionato e analizzato le immagini del proiettile che ha colpito il bambino" (dunque più immagini) e ha condotto "interviste a distanza e di persona, nonché discussioni di gruppo con vittime e testimoni", consultando anche due medici legali indipendenti.

Sacerdoti contesta poi l'uccisione di un sedicenne che aveva varcato una linea proibita a Gaza, ma omette i dettagli di un'inchiesta di Haaretz in cui i soldati ammettono che si trattava di "confini invisibili" e che la loro unità ha aperto il fuoco con gioia: "Abbiamo reagito come se si trattasse di un grande raid terroristico. Abbiamo preso posizione e abbiamo aperto il fuoco. Parlo di decine di proiettili, forse di più. Per circa un minuto o due, abbiamo continuato a sparare sul corpo. Le persone intorno a me sparavano e ridevano". Il giornalista dello Spectator occulta anche il fatto che, dopo aver scoperto che si trattava di un civile, il comandante si sia congratulato dicendo: "Chiunque oltrepassi la linea è un terrorista, senza eccezioni, nemmeno i civili. Sono tutti terroristi".

Infine, Sacerdoti liquida come congettura la tesi di un medico secondo cui i bambini venivano usati come "bersagli per esercitazioni", ma la conclusione si basa su "uno schema molto chiaro" legato alla concentrazione delle ferite in giorni specifici.

A conferma di ciò, il chirurgo Nick Maynard ha dichiarato a Channel 4 News: "Un giorno arrivano con ferite da arma da fuoco all'addome. Un altro giorno arrivano con ferite alla testa o al collo. Sabato scorso, abbiamo avuto quattro giovani maschi adolescenti, tutti arrivati ??contemporaneamente, con ferite da arma da fuoco ai testicoli". Peter Oborne e Irfan Chowdhury concludono che, sebbene ogni sostenitore di Israele abbia il diritto di replicare, le prove contrarie rimangono schiaccianti, invitando i lettori a studiare autonomamente il testo dell'ONU.

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