Record di spesa militare: nel 2025 il mondo ha bruciato 2.887 miliardi di dollari in armi

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Record di spesa militare: nel 2025 il mondo ha bruciato 2.887 miliardi di dollari in armi

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di Federico Giusti
 
La spesa militare mondiale , stando ai dati forniti dall'autorevole Sipi, ha raggiunto e superato, nel 2025,  i 2887 miliardi di dollari con una credita di quasi il 3 per cento in più rispetto all'anno precedente.
 
Parliamo di cifre medie che scaturiscono da un calcolo globale e per questo le singole voci, riguardanti alcuni paesi, potrebbero trarre in inganno, ad esempio la spesa Statunitense risultata in lieve calo ma con un aumento vertiginoso di quella in Europa (il 14%) e in Oceania e Asia (sopra l'8% ma con Filippine e Giappone attorno al 10) come dimostra il riarmo Giapponese con un complesso industrial militare locale in via di potenziamento e non solo per le forniture belliche destinate al proprio esercito
 
Se questi sono i dati possiamo dedurre che le spese militari siano in costante aumento e con esse anche le guerre visto che l'impegno economico per il Riarmo non va certo a beneficio delle spese sociali.

La spesa militare cresce da oltre un decennio, non è quindi la conseguenza della guerra in Ucraina come vorrebbero farci credere, la diminuzione della spesa militare statunitense si spiega con la volontà dell'amministrazione Trump di scaricare sugli alleati gli investimenti in campo bellico, un più 9,2% equivale a risorse con le quali si potrebbe debellare la fame nel mondo o procedere con importanti piani di intervento contro il dissesto idrogeologico in varie aree del Globo.

Quanto poi alla spesa militare degli Stati Uniti bisogna invece cogliere un altro aspetto ossia la crescita esponenziale delle vendite di armi prodotte negli Usa o su loro brevetto, spendi meno risorse del Bilancio Federale in armi ma al contempo vai imponendo maggiori spese ai tuoi alleati e i profitti delle vendite tornano sempre e comunque al paese di origine (gli Usa)
 
Tutto fa comunque ipotizzare che il calo della spesa bellica Usa sia solo temporaneo stando anche ai documenti ufficiali del Governo statunitense e alle previsioni di spesa.

A fare la parte del leone sono ancora una volta i paesi Nato (559 miliardi di dollari nel 2025) che registrano la quota maggiore di spesa dalla Guerra Fredda, se l'Ucraina aumenta la spesa bellica del 20 per cento viene comunque superata dalla Germania

«Nel 2025, la spesa militare dei membri europei della NATO è aumentata più rapidamente che in qualsiasi altro momento dal 1953, riflettendo la continua ricerca dell'autosufficienza europea e la crescente pressione da parte degli Stati Uniti per rafforzare la condivisione degli oneri all'interno dell'alleanza», ha affermato Jade Guiberteau Ricard, ricercatrice presso il Programma Spese Militari e Produzione di Armamenti del SIPRI. «Mentre gli Stati si sforzano di raggiungere i nuovi obiettivi di spesa della NATO concordati per il 2025, esiste il rischio che i confini tra le spese militari e le altre spese «legate alla difesa e alla sicurezza» si confondano, riducendo la trasparenza e complicando ulteriormente la valutazione delle capacità militari».
 
 
Con il prolungamento delle guerre in corso i contraccolpi sono solo negativi per le economie europee (rincaro delle forniture energetiche, del costo dei metalli rari o dei generi di necessità), ipotizzare che ogni paese riesca a supportare l'aumento delle spese  militari a questi livelli sembra difficile pensarlo per i prossimi anni. Preoccupano gli aumenti di spesa, e soprattutto investimenti nella realizzazione di un proprio complesso industriale nel settore bellico, di India e Pakistan ma anche di altri paesi del Sud est asiatico sui quali le forti pressioni statunitensi, anche attraverso le esercitazioni militari, sono costanti.
 
Da questi dati si evince che il ricorso alla guerra e all'aumento delle spese destinate alle armi è una costante globale con la quale fare i conti, comprendere dove le spese risultano più accentuate aiuta a comprendere in quali direzioni , o aree geografiche, soffino i venti di guerra

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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