Repubblica Democratica del Congo : Condannato a 14 anni il Signore della guerra congolese
La condanna riporta l'attenzione sugli scontri in Nord - Kivu
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La Corte Penale Internazionale con sede all’Aia ha emesso la prima condanna della sua storia.
La Corte ha condannato Thomas Lubanga Dyilo, ex signore della guerra congolese, a 14 anni di carcere per "aver coscritto e arruolato bambini sotto l'età di 15 anni e averli utilizzati per partecipare attivamente alle ostilità” nella provincia orientale dell’Ituri, Repubblica Democratica del Congo. L’accusa aveva chiesto una condanna a 30 anni di carcere.
Lubanga, prima persona ad essere mai arrestata sulla base di un mandato di cattura emesso dalla Corte Penale Internazionale, era già stato condannato in primo grado nel marzo di quest’anno.
Un comunicato della Corte ha riferito come i giudici abbiano stabilito che dalla condanna saranno detratti gli anni che Lubanga ha già trascorso sotto la custodia della Corte. Ossia dal marzo 2006 al 10 luglio 2012.
Lubanga è il presunto fondatore dell’Unione dei Patrioti Congolesi e leader della sua milizia armata, “Forze Patriotiche per la liberazione del Congo” (FPLC) di etnia Hema. La sua formazione si è resa colpevole di sistematiche violazioni dei diritti umani nell’ambito della Seconda Guerra del Congo.
Il caso Lubanga è di direttamente collegabile agli scontri attualmente in corso nel Nord – Kivu.
Le autorità congolesi e le Forze ONU temono che le forze del movimento M23, legate al Colonnello Sultani Makenga e al Generale Bosco “Terminator” Ntaganda e che da aprile si scontrano con le Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo, possano minacciare la città di Goma, capitale della regione. Il M23 ha già occupato la città di Bunagana mentre si è ritirato da Rutshuru.
Ntaganda è accusato dalla Corte Penale Internazionale degli stessi reati di Lubanga.
Il portavoce del Governatore del Nord – Kivu ha poi ripreso a denunciare il sostegno fornito dal Rwanda ai ribelli del M23, invocando l’aiuto della Comunità Internazionale. Il mese scorso l’ONU aveva invitato le parti coinvolte, Rwanda compreso, a non fornire nessun tipo di sostegno alla ribellione.


