Riyadh contro Abu Dhabi: il bivio da 3.000 miliardi di dollari che spaventa le grandi banche
Il crescente divario tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (EAU) preoccupa il mondo della finanza. Come riportato da Bloomberg il 13 luglio, le principali istituzioni finanziarie globali stanno già elaborando "piani di emergenza" nel caso in cui i rapporti tra i due Stati del Golfo dovessero deteriorarsi ulteriormente.
Essendo le due maggiori economie della regione, le tensioni tra Riyadh e Abu Dhabi stanno alimentando una "notevole apprensione" tra banche e fondi d'investimento. Secondo quanto riferito da diversi dirigenti ben informati, a Wall Street c'è il forte timore di "finire nel fuoco incrociato" di questa rivalità geoeconomica.
Tra i colossi coinvolti figurano Goldman Sachs, Morgan Stanley, BlackRock e Brookfield Corp. Queste multinazionali si sono espanse per anni nei mercati saudita ed emiratino, che insieme gestiscono oltre 3.000 miliardi di dollari di ricchezza sovrana. Negli ultimi anni, infatti, i Paesi del Golfo hanno investito cifre miliardarie nei settori dell'intelligenza artificiale, della finanza e delle infrastrutture.
"Le preoccupazioni sono talmente elevate che alcune banche d'investimento globali, e persino i funzionari di almeno un governo regionale, hanno avviato valutazioni interne per decidere come reagire qualora lo scontro economico dovesse aggravarsi", si legge nel rapporto. Sebbene i dirigenti citati da Bloomberg non prevedano uno "scontro diretto" tra le due monarchie, temono che in futuro le aziende siano costrette a compiere scelte di campo drastiche tra Riyadh e Abu Dhabi, man mano che entrambe le capitali diventeranno più assertive.
Hussein Nasser-Eddin, amministratore delegato della società di gestione del rischio Crownox, ha confermato che le tensioni bilaterali vanno monitorate con la massima attenzione e non sottovalutate.
Le reazioni ufficiali
Sul fronte istituzionale, un funzionario degli Emirati Arabi Uniti ha dichiarato a Bloomberg che Riyadh e Abu Dhabi "mantengono legami economici e commerciali profondi e storici, sostenuti da significativi flussi di scambi e investimenti", aggiungendo che il Ministero dell'Economia emiratino non ha ricevuto reclami formali sui bonifici bancari.
Dal canto suo, la Banca Centrale Saudita ha affermato in una nota che il proprio settore finanziario "opera all'interno di un solido quadro normativo e non prevede restrizioni dirette nei confronti di Paesi specifici". Anche riguardo ai visti di lavoro, un funzionario saudita ha precisato che il rilascio avviene regolarmente su richiesta dei datori di lavoro, senza alcuna modifica ai protocolli, preferendo però non commentare lo stato generale dei rapporti con gli EAU.
Il nodo dei blocchi finanziari e le tensioni geopolitiche
Nonostante le rassicurazioni, il quadro resta teso. La scorsa settimana, il Financial Times ha rivelato che l'Arabia Saudita ha ritardato o bloccato i trasferimenti finanziari verso i conti negli Emirati. Secondo le fonti del quotidiano britannico, a partire da maggio i flussi da banche saudite verso conti emiratini – sia aziendali che privati – sono stati respinti o congelati, quasi sempre senza alcuna motivazione ufficiale.
Questa rivalità economica affonda le radici in profonde divergenze geopolitiche. Tra la fine dello scorso anno e l'inizio del 2026, la competizione per l'influenza nello Yemen ha raggiunto l'apice. Gli attacchi sauditi hanno preso di mira le milizie sostenute dagli Emirati, dopo che un movimento secessionista appoggiato da Abu Dhabi aveva tentato di dichiarare l'indipendenza nel sud dello Yemen, portando poi gli EAU a dichiarare la fine della propria missione militare nel Paese. Riyadh si è inoltre opposta al sostegno emiratino alle Forze di Supporto Rapido (RSF) in Sudan, schierandosi a favore dell'esercito regolare sudanese.
Infine, anche la strategia verso l'Iran divide i due alleati. Secondo recenti indiscrezioni, Riyadh starebbe ammorbidendo la sua posizione ostile verso Teheran per dare priorità alla sicurezza interna. Nelle scorse settimane, i media occidentali hanno riportato che sia l'Arabia Saudita sia gli Emirati hanno condotto attacchi diretti contro l'Iran. Tuttavia, già a maggio Bloomberg aveva rivelato che l'Arabia Saudita aveva respinto la richiesta degli Emirati di lanciare un attacco congiunto e coordinato dei Paesi del Golfo contro la Repubblica Islamica.


