Romeo Langlois: le FARC emanano un nuovo comunicato in cui chiedono libertà di informazione

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Romeo Langlois: le FARC emanano un nuovo comunicato in cui chiedono libertà di informazione

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Le FARC hanno dichiarato di voler condizionare la liberazione del giornalista francese Romeo Langlois alla libertà d'informazione. E' questo quanto emerge dall'ultimo comunicato rilasciato dalle forze rivoluzionarie. Aumento in tale modo la confusione nel messaggio che le FARC vogliono mandare e che le autorità colombiane stanno cercando di interpretare. Se infatti inizialmente sembrava che la libertà per Romeo Langlois sarebbe stata immediata, ora la situazione inizia ad intorbidirsi tanto che  La Società Interamericana della Stampa (SIP) con sede a Miami ha chiesto che le FARC liberino immediatamente il giornalista e senza porre condizioni.
Inoltre la SIP ha ribadito in un proprio comunicato diretto alle FARC di garantire il lavoro dei giornalisti nelle zone calde del conflitto armato e che rispettino la libertà di stampa. Il presidente della Commissione della Libertà di Stampa e informazione della SIP, Gustavo Mohme, ha condannato l'intento delle FARC di condizionare la liberazione del giornalista francese a un "dibattito nazionale e internazionale circa la manipolazione informativa che pregiudicherebbe il gruppo guerrigliero". Ha inoltre aggiunto che le FARC sono responsabili della vita del giornalista, che devono liberare immediatamente.
Riguardo a ciò, Mohme ha ricordato la Risoluzione 1738 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dove si afferma che "i giornalisti, i professionali dei mezzi di comunicazione e il personale associato che realizzano missioni pericolose nelle zone di conflitto armato dovranno considerarsi civili e essere rispettati e protetti come tali". Alle parole di Mohme hanno fatto eco quelle del presidente colombiano Santos che intima l'immediata liberazione dell'ostaggio affermando che nessun giornalista possa essere prigioniero di guerra. Inoltre è certo che l'abbigliamento di Langlois al momento della sua cattura fosse diverso da quello dell'esercito che conduceva l'operazione antidroga in cui il giornalista francese aveva preso parte come reporter, secondo le norme del diritto umanitario internazionale.

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