Rubio, l'uomo che ha in mano la politica estera di Romney, torna da Guantanamo

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 Rubio, l'uomo che ha in mano la politica estera di Romney, torna da Guantanamo

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In una campagna elettorale per le elezioni presidenziali americane che entra sempre più nel vivo anche le mosse di coloro che svolgono o potrebbero svolgere funzioni di Vice Presidente diventano fondamentale per stabilire la linea politica che si presenterà. Marco Rubio è un giovane senatore della Florida. Dovrebbe essere lui nel caso Mitt Romney divenisse il nuovo primo cittadino degli Stati Uniti che svolgerebbe funzioni di vice.
Viaggia molto Rubio in qualità di membro della Commissione Relazioni Internazionali ed Intelligence del Senato. E’ appena tornata dalla base di militare di Guantanamo dove sono iniziati i processi contro i terroristi accusati di aver organizzato l’attentato alle Torri Gemelle del 11 settembre del 2001. Rubio pone le basi per scrivere la possibile agenda di politica estera di una presidenza Romney.
Critico ovviamente dell’attuazioni all’estero di Barack Obama, Rubio, di origini cubane, ha idee diverse sull’Afghanistan che non lascerebbe fino ad una completa stabilizzazione geopolitica del paese. Poco o nessun credito rivolge al Presidente Obama per la soluzione adottata in Libia, dove secondo il Senatore fondamentale sono stati gli sforzi compiuti da Gran Bretagna e Francia. Quella del rampante politico della Florida è una visione del mondo neo-conservatrice in cui gli Stati Uniti sono il paladino del bene, esportatore di democrazia nel mondo a suon di armi o dollari che pone fine alle guerre e difende se stesso dagli attacchi esterni. Una politica estera che ricalca quella di George W. Bush che Rubio vorrebbe fare sua in un possibile insediamento alla Casa Bianca.  

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