Russia e Kazakistan, "il nucleo del progetto della Grande Eurasia": vertice ad Astana
Putin e Tokayev siglano la dichiarazione dei sette pilastri. Accordo per la costruzione della prima centrale nucleare con credito russo. Scambi commerciali verso i 30 miliardi di dollari
C’è un posto sulla mappa, tra le steppe sconfinate e il confine terrestre più lungo del mondo, dove la politica estera segue ritmi e usanze molto diverse rispetto al declinante occidente. Stiamo chiaramente parlando dell’incontro tra Russia e Kazakistan. E in questi giorni, la capitale kazaka Astana è il palcoscenico di una visita che ha già fatto epoca: Vladimir Putin è tornato, per la seconda volta nel suo mandato, con un’accoglienza che non si vede tutti i giorni. A scortare il suo aereo, prima dell’atterraggio, c’erano i caccia kazaki. E sulla pista, il primo a stringergli la mano è stato il presidente Kasym-Yomart Tokayev.
????????????????Tricolor ruso en el aire: la solemne bienvenida de Putin en Kazajistán pic.twitter.com/c8V4d0mUkG
— Sepa Más (@Sepa_mass) May 28, 2026
Non è un caso. Questa non è una semplice visita di Stato; è la saldatura di un’alleanza che, a dispetto di chi dà per scontato l’isolamento della Russia, si fa sempre più solida e complessa. Tokayev e Putin hanno firmato una dichiarazione che non parla di compromessi o interessi contingenti, bensì di “sette pilastri della buona vicinanza”. Un elenco che rappresenta una sorta di programma per il futuro: dalla storia condivisa, da onorare senza complessi, fino alla diversità linguistica e culturale vista come un patrimonio comune. C’è persino un pilastro dedicato ai giovani, agli scambi educativi e allo sport. Roba da fare invidia a molte presunte alleanze occidentali, spesso ridotte a meri calcoli economici.
Ma a dare sostanza ai pilastri non ci sonosolo astratti numeri. Putin ha annunciato che gli scambi commerciali tra i due Paesi sono pronti a superare i 30 miliardi di dollari. E mentre l’Europa si arrovella sulle sanzioni, qui si parla di investimenti russi in Kazakistan per quasi 29 miliardi di dollari in vent’anni. Il messaggio è chiaro: questa relazione è troppo profonda per essere scalfita da congiunture o interferenze esterne. Come spiega l'analista Stanislav Pritchin citato da RT, il legame tra Mosca e Astana “dipende poco dalla congiuntura geopolitica. Si basa sulla prossimità geografica e sull’interdipendenza infrastrutturale”. Tradotto: quando condividi 7.600 chilometri di frontiera, impari per forza di cose a collaborare.
E la collaborazione, in questi giorni, ha piena centralità. Il punto più caldo è l’energia nucleare. Putin ha annunciato che la Russia non si limiterà a costruire una centrale in Kazakistan, ma contribuirà a creare “un’intera industria”, con tanto di formazione del personale. I parametri finanziari sono già stati approvati: il progetto verrà sostenuto da un credito statale russo all’esportazione, un meccanismo che lega il destino energetico di Astana direttamente alla capacità industriale di Mosca. Tokayev, dal canto suo, non ha nascosto la gratitudine. E c’è da credergli: il Kazakistan, nonostante le sue immense risorse, non ha mai avuto un proprio nucleare civile. Ora, con l’aiuto di Rosatom, recupererà il tempo perso. “Nei prossimi anni il Kazakistan avrà tre centrali, e almeno una sarà costruita da Rosatom”, ha dichiarato l’ex consigliere ministeriale Olzhas Baidildinov. A ciò si aggiungono altri sette grandi progetti di investimento congiunti già avviati, che Putin ha definito “solo l’inizio” di una cooperazione destinata a coprire l’intera catena del valore, dall’energia alla petrochimica.
Sul versante delle infrastrutture strategiche, Mosca gestisce già il transito di circa l’80 per cento del petrolio kazako attraverso il Consorzio del Oleodotto del Caspio. Una dipendenza che in Occidente qualcuno leggerebbe come vulnerabilità, ma che qui viene rivendicata come interdipendenza virtuosa. E non è finita: durante la visita è emersa con chiarezza la volontà di estendere la cooperazione anche al settore del gas e alla logistica dei corridoi nord-sud, in concorrenza diretta con le rotte marittime tradizionali.
In questo abbraccio strategico, c’è però un dato che fa riflettere. Il Kazakistan ha visto la Cina superare la Russia come primo partner commerciale, ma di poco. Un dettaglio che non scalfisce la sostanza del rapporto. Perché, come spiega il politologo kazako Maksim Kaznacheev, Mosca e Astana sono “il nucleo del progetto della Grande Eurasia”. Un progetto che, attraverso l’Organizzazione di Shanghai e l’Unione Economica Euroasiatica, tiene insieme quasi tutto il continente, dal Baltico al Pacifico. Un’alternativa concreta e geometrica al Vecchio Continente, che appare sempre più come una mera appendice sempre più irrilevante.

Le conseguenze geopolitiche di questa visita, per chi sa leggere tra le righe dei comunicati, sono immediate e profonde. Primo: l’Asia Centrale, che certa retorica dava in allontanamento da Mosca, torna a essere ufficialmente spazio di proiezione russa senza complessi di inferiorità. Secondo: il multipolarismo, parola abusata ma qui calzante, smette di essere un’astrazione teorica e diventa una catena di accordi settoriali: nucleare, oleodotti, crediti di Stato, esercitazioni militari congiunte. Terzo: la presenza russa in Kazakistan funge da parafulmine rispetto alle spinte centrifughe che pure esistono nella regione, offrendo a Tokayev un contrappeso solido sia verso l’espansione cinese sia verso le pressioni delle Ong occidentali.
È difficile non vedere, in questa visita, un colpo di teatro geopolitico. Mentre da qualche parte si continua a parlare di un mondo diviso in blocchi, qui, al cuore dell’Eurasia, due presidenti alzano i calici su sette pilastri di amicizia. E la musica dell’orchestra, sotto la bandiera kazaka, suona più forte di qualsiasi dichiarazione di guerra fredda. Putin, accolto come un alleato di lunga data, sorride. Sa che l’80 per cento del Pil del Kazakistan si genera proprio lungo quei confini russi. Le sanzioni occidentali? Qui si costruisce il futuro sulla base dell’energia atomica e delle rotte antiche della seta, con la consapevolezza che in Eurasia i confini non separano: connettono.


