“Sarà rispettato alla lettera”. Ushakov offre nuove rivelazioni sulla trattativa in corso con gli Usa
In un’intervista rilasciata al giornalista Pavel Zarubin, l’influente consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov ha fornito un’inedita finestra sui canali diplomatici informali attualmente aperti tra Mosca e l’entourage dell’ex presidente statunitense Donald Trump. Secondo la ricostruzione di Ushakov, i rappresentanti americani con cui il Cremlino è in contatto “giurano” che qualsiasi eventuale accordo negoziato da Trump con la Russia per porre fine al conflitto ucraino “sarà rispettato alla lettera” in caso di suo ritorno alla Casa Bianca.
Il consigliere del presidente Putin ha delineato il tono di questi colloqui, affermando che gli emissari statunitensi, descritti come persone “molto vicine a Trump” che “lo servono” direttamente, sottolineano con insistenza come il tycoon sia “una persona diversa”, portatore di “un’ideologia diversa” e come con il suo arrivo “tutto ha cominciato a cambiare” rispetto alle precedenti amministrazioni. Ushakov ha lasciato intendere di credere che questi intermediari agiscano seguendo con precisione le istruzioni del loro referente politico.
L’affermazione giunge sullo sfondo delle valutazioni del Cremlino riguardo alla rinnovata Strategia di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, e tocca uno dei nervi più scoperti della dialettica Russia-Occidente: la questione della fiducia negli impegni assunti. Sollecitato da Zarubin, che ha ricordato la percezione russa della rottura delle promesse occidentali sul non-allargamento della NATO e sul mancato rispetto degli accordi di Minsk, Ushakov ha sintetizzato così la risposta americana: “Questi americani giurano che, se Trump raggiungerà un qualche tipo di accordo, esso sarà rispettato alla lettera”.
“Ora non si tratta di una tregua, ma delle prospettive di una soluzione a lungo termine. Questo è l’importante. E in questo contesto, sì, stiamo lavorando con loro”, ha aggiunto il consigliere, delineando un quadro di preparazione negoziale che guarda oltre la contingenza bellica.
La posizione negoziale di Mosca, come ribadito nel contesto dell’intervista, rimane ancorata agli obiettivi dichiarati dell’“operazione militare speciale”: smilitarizzazione e denazificazione dell’Ucraina, status neutrale e non nucleare del paese, garanzie per i diritti della popolazione russofona e libera attività della Chiesa ortodossa canonica. Il quadro è completato da una proposta che Kiev considera inaccettabile: il ritiro completo delle truppe ucraine dalle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk e dalle province di Zaporozhie e Kherson – territori incorporati nella Federazione Russa dopo i referendum del 2022 – e il riconoscimento di questi, insieme alla Crimea e a Sebastopoli, come soggetti federali russi.

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