Sarkozy condannato a 5 anni: la sentenza che segna la storia francese

Per la prima volta un ex presidente francese viene condannato al carcere. Ma al di là della cronaca giudiziaria e delle aule dei  tribunali, e’ la storia ad averlo inchiodato per le proprie responsabilità politiche in ordine alla devastazione della Libia.

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Sarkozy condannato a 5 anni: la sentenza che segna la storia francese

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di Francesco Fustaneo

 

La sentenza del tribunale di Parigi che ha condannato Nicolas Sarkozy a cinque anni di carcere per "associazione a delinquere finalizzata alla corruzione" rappresenta un evento senza precedenti nella storia della Quinta Repubblica francese. Per la prima volta, un ex presidente della Repubblica è stato riconosciuto colpevole di aver creato un sistema criminale organizzato ai massimi livelli dello Stato.

Secondo la decisione del tribunale, resa pubblica giovedì 25 settembre, Sarkozy dovrà scontare effettivamente la pena dietro le sbarre, anche in caso di presentazione di ricorso. I pubblici ministeri sono stati incaricati di notificare all'ex capo di Stato entro il 13 ottobre la data precisa in cui dovrà presentarsi per iniziare a scontare la condanna.

Oltre alla reclusione, il tribunale ha irrogato all'ex presidente una multa di 100.000 euro e l'interdizione dai pubblici uffici, che di fatto segna definitivamente la fine della sua carriera.

La corte ha accertato che Sarkozy "ha permesso ai suoi stretti collaboratori di agire al fine di ottenere sostegno finanziario" dalla Libia di Gheddafi per la campagna presidenziale del 2007. L'obiettivo, come specificato nella motivazione, era "prepararsi a commettere corruzione al massimo livello possibile una volta eletto presidente della Repubblica".

Questa condanna per associazione a delinquere assume un significato particolare perché colpisce non tanto il trasferimento materiale di fondi - che non è stato provato - quanto piuttosto l'esistenza di un accordo criminale finalizzato a corrompere le istituzioni.

Le assoluzioni e le condanne dei collaboratori

Il verdetto presenta però anche importanti assoluzioni. Sarkozy è stato prosciolto dalle accuse più gravi di corruzione passiva, finanziamento illecito della campagna elettorale e occultamento di appropriazione indebita di fondi pubblici, proprio perché l'inchiesta non ha trovato la prova definitiva del passaggio di denaro dalla Libia.

Nel contesto del processo sono stati condannati anche due stretti collaboratori: l'ex ministro dell'Interno Brice Hortefeux, riconosciuto colpevole di associazione a delinquere, e l'ex braccio destro Claude Guéant, condannato per corruzione passiva e falsificazione. È stato invece assolto Eric Woerth, tesoriere della campagna elettorale del 2007.

 

Questa appena narrata è la cronaca giudiziaria; per le responsabilità politiche sulla devastazione della Libia, non è stato invece un tribunale ma la storia ad aver  inchiodato Sarkozy L’intervento militare della Francia in Libia nel 2011, è stato a lungo raccontatoci dal mainstream e come una risposta umanitaria alle “atrocità” del regime di Gheddafi.

In pochi hanno invece ricordato come Sarkozy colse l’occasione della rivolta libica per riaffermare il ruolo della Francia come potenza militare autonoma. L’“Operazione Harmattan”, lanciata rapidamente ricorrendo ai “Dassault Rafale” francesi, mirava a dimostrare che Parigi poteva agire in piena autonomia senza dover aspettare il via libera d’oltreoceano. Sarkozy volle mostrare al mondo che la Francia sotto la sua guida poteva prendere l’iniziativa sul piano strategico. Anche gli step successivi con l’integrazione sotto comando NATO non mutarono la sostanza: l’iniziativa di detronizzare il fastidioso “Gheddafi” era partita da Parigi.

Un fattore cruciale ,sottaciuto, fu fu la volontà di scalzare l’influenza italiana in Libia. I stretti rapporti tra Silvio Berlusconi e Gheddafi, e i lucrativi contratti dell’ENI, garantivano all’Italia una posizione privilegiata. L’Italia va ricordato era il principale partner commerciale della Libia ai tempi e aveva interessi ingenti nel Paese. L’intervento francese rappresentò un tentativo di ribaltare gli equilibri, aprendo la porta a nuovi accordi commerciali e energetici a favore di Parigi.

In vista delle elezioni presidenziali del 2012, Sarkozy cercava di costruirsi  un’immagine di leader risoluto e decisivo. La guerra in Libia gli offrì questa opportunità.

Inoltre viene da pensare anche alla luce delle recenti sentenze, che se realmente Gheddafi disponeva  di prove sui presunti finanziamenti illeciti alla campagna di Sarkozy del 2007, allora la sua figura poteva essere per l’ex Presidente, più ingombrante di quanto si pensasse.

Ovviamente per dovrete di cronaca va ricordata che alla devastazione dello Stato libico, oltre alla Francia che diede l’input, contribuirono gli anglosassoni ma

anche  il  Qatar giocò , allora, un ruolo decisivo. Alleato economico di Parigi e sostenitore dei Fratelli Musulmani, Doha fornì ai ribelli libici finanziamenti, armi e supporto logistico. La guerra in Libia divenne così il teatro dove si intrecciarono le ambizioni francesi, anglosassoni, le rivalità tra monarchie del Golfo e gli interessi di attori islamisti.

Ancora oggi la Libia, martoriata e  divisa di fatto,  in due paga il prezzo di quelle scelte.

Francesco Fustaneo

Francesco Fustaneo

Laureato in Scienze Economiche e Finanziarie presso l'Università degli Studi di Palermo.
Giornalista pubblicista dal 2014, ha scritto su diverse testate giornalistiche e riviste tra cui l'AntiDiplomatico, Contropiano, Marx21, Quotidiano online del Giornale di Sicilia. 
Si interessa di geopolitica, politica italiana, economia e mondo sindacale

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