Sciopero dei giornalisti. Per la difesa della libertà di opinione, la dignità del lavoro e la democrazia

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di Federico Giusti

Lo sciopero nazionale dei giornalisti, tenutosi il 28 Novembre, ha avuto adesioni elevate, del resto questa categoria da 9 anni attende la sottoscrizione del contratto nazionale di lavoro.
 
Sia sufficiente questo dato per farci una idea ben diversa, fuori dagli stereotipi, del giornalista odierno: malpagato, talvolta in partita iva nella veste di perenne collaboratore esterno, precario e con orari impossibili, ostaggio qualche volta dei capricci dell'editore.
Se le vendite dei giornali sono ai minimi storici, e in Italia tra i più bassi dei paesi UE, se centinaia di edicole sono state  chiuse egli ultimi anni, se l'analfabetismo di ritorno diventa un fiume un piena, se alcune storiche testate stanno per cambiare proprietario, se i licenziamenti e i provvedimenti disciplinari risultano sempre più diffusi, non desta certo scalpore la partecipazione dei giornalisti agli scioperi che si traducono nella non uscita del numero cartaceo e nel mancato aggiornamento dei siti.
 
Dalla mera lettura dei comunicati redazionali si capisce la tensione ma anche lo strapotere degli editori, alcuni dei quali hanno deciso di rispondere allo sciopero con la regolare pubblicazione del giornale.
 
Forse neppure in passato abbiamo registrato tanta tensione e pressioni sui giornalisti che giù devono vedersela  con la querele preventive,  lo strumento della querela è infatti  il mezzo migliore per tacitare inchieste scomode.
 
Il Ccnl dei Giornalisti è stato rinnovato  ad aprile 2013, scaduto 3 anni dopo, se confrontiamo il costo della vita ai salari si percepiscono i salari da fame, la erosione del potere di acquisto accompagnato da un pericoloso arretramento dei diritti . I giornalisti parlano del 20% in meno di potere di acquisto per i lavoratori coperti dal Ccnl, per gli altri in partita iva accordi e pagamenti sempre più risicati e la situazione ancor peggiore.
 
Gli anni di ritardo nel rinnovo contrattuale sono visti come conseguenza naturale della crisi del settore, addebitati al crollo delle vendite, verrebbe da chiedersi quanti siano complessivamente i giornalisti, quanti siano i giornali on line e quelli cartacei, fare un raffronto con il recente passato. Intere redazioni locali di alcuni quotidiani hanno dimezzato gli organici in 56 anni, chi va in pensione non viene sostituito, la povertà dei numeri va di pari passo con un giornale che perde servizi, pagine, approfondimenti, collaboratori. Perfino gli avanzamenti automatici di carriera e il pagamento di straordinari stanno diventando un problema, anche il rimborso spese per trasferte è impresa ardua, il giornale o si fa sul campo o diventa copia sbiadita di altre testate, poi ci si chiede la ragione del calo vendite.
 
Dopo mesi, un anno e mezzo almeno, di trattative gli editori hanno presentato la proposta di differenziare i salari abbassandoli ai neo assunti, è la sola misura che intravedono come soluzione al crollo delle vendite che poi corrisponde a oltre il 31 per cento in meno di 5 anni,
 
Fatti due conti la crisi del settore la stanno pagando, e non certo da ora, i giornalisti, molti dei quali sono collaboratori e questa figura è in continua espansione nelle redazioni perchè a loro non si applica il ccnl dei giornalisti e il cosiddetto equo compenso è sovente solo una dichiarazione di intenti.
 
Difendere i giornalisti è importante anche per i sindacati di base, potremmo parlare di emergenza lavorativa e democratica, questo settore sarà stravolto dall'avvento della intelligenza artificiale, approfitteranno del calo vendite per pagare meno i lavoratori disconoscendone le professionalità e quanto avverrà in questo settore farà da apripista per interventi involutivi in altri comparti.

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Fulvio Grimaldi, da Figlio della Lupa a rivoluzionario del ’68 a decano degli inviati di guerra in attività, ci racconta il secolo più controverso dei tempi moderni e forse di tutti i tempi. È la testimonianza di un osservatore, professionista dell’informazione, inviato di tutte le guerre, che siano conflitti con le armi, rivoluzioni colorate o meno, o lotte di classe. È lo sguardo di un attivista della ragione che distingue tra vero e falso, realtà e propaganda, tra quelli che ci fanno e quelli che ci sono. Uno sguardo dal fronte, appunto, inesorabilmente dalla parte dei “dannati della Terra”.

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