Scozia, Galles e Irlanda del Nord: il Regno Unito si avvicina alla rottura?
Il Regno Unito potrebbe trovarsi davanti a una nuova e sempre più concreta sfida alla propria integrità territoriale. Lunedì, i leader di Scozia, Galles e Irlanda del Nord si riuniranno a Cardiff per rilanciare l’iniziativa indipendentista e rivendicare il diritto dei rispettivi territori a decidere attraverso referendum sul proprio futuro costituzionale. Al termine dell’incontro sarà firmato un memorandum d’intesa che prevede una cooperazione su economia, energia, Europa, relazioni internazionali e autodeterminazione.
Il primo ministro scozzese e leader dello SNP, John Swinney, ha sottolineato la portata politica della riunione: per la prima volta, tutti e tre i territori sono guidati da premier favorevoli all’indipendenza. Per Swinney, è la dimostrazione che l’attuale modello britannico “non è sostenibile” e che Londra dovrebbe iniziare a prepararsi a un futuro oltre il Regno Unito.
Un futuro nel quale Burnham potrebbe essere ricordato come “l’ultimo primo ministro del Regno Unito”. La riunione punta inoltre ad aumentare la pressione sul governo britannico, che continua a escludere categoricamente un nuovo referendum sull’indipendenza scozzese, sostenendo che la priorità debba essere il rilancio dell’economia e la riduzione del costo della vita. A rendere ancora più delicato il quadro è arrivato, appena due giorni prima del vertice, Donald Trump.
Durante la sua visita a Dublino, il presidente statunitense ha dichiarato di voler vedere un’Irlanda unificata, giudicando positivamente una possibile integrazione dell’Irlanda del Nord nella Repubblica d’Irlanda. Tra spinte indipendentiste interne e nuove prese di posizione dall’esterno, il futuro del Regno Unito appare dunque sempre meno scontato.
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