Scuola pubblica o ricerca militare? Il piano nascosto dietro le lezioni STEM finanziate dal PNRR

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Scuola pubblica o ricerca militare? Il piano nascosto dietro le lezioni STEM finanziate dal PNRR

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di Gentili, F. Giusti

Solo pochi mesi fa scrivevamo di un’iniziativa organizzata da Leonardo – nota azienda produttrice di armi – per gli studenti del Liceo Scientifico Newton, dell’I.T.I.S. G. Galilei, del Liceo Digitale Matteucci e dell’Istituto De Merode di Roma. La giornata si era tenuta in pompa magna con la partecipazione di ministri ed esponenti del Governo: la ministra Roccella, Isabella Rauti (Sottosegretario alla Difesa), l’On. Schifone, l’allora Amministratore Delegato di Leonardo, Cingolani, e il noto divulgatore scientifico Alberto Angela. L'obiettivo dichiarato era promuovere lo studio delle materie STEM.[1]

Più che le discipline scientifiche, tuttavia, al Governo sembra premere un altro traguardo: sfruttare queste passerelle istituzionali per spingere le giovani generazioni verso una carriera all'interno del settore industrial-militare. Si tratta di un’operazione di restyling attraverso cui Leonardo tenta di “normalizzare” e magnificare il ruolo dell’industria bellica nella società. Le imprese di armi vengono ormai presentate come grandi opportunità occupazionali e di carriera, promettendo futuri stipendi d'oro. Lavorare nella produzione di armamenti o come soldati sta diventando una vera e propria offerta formativa e professionale per i giovani, una sorta di occasione imperdibile.

A distanza di poche settimane, scopriamo che Leonardo ETS (Ente del Terzo Settore), insieme a HUB Scuola – la piattaforma per la didattica delle case editrici del Gruppo Mondadori (Mondadori Education, Rizzoli Education e D Scuola) – ha siglato una collaborazione stabile. L'intento – a loro dire – sarebbe quello «di stimolare negli studenti curiosità e sviluppare competenze fondamentali per affrontare le sfide del futuro».[2]

Il progetto comprenderà due serie di trenta video-lezioni online ciascuna, dedicate a tutti gli ordini di scuola (dalla primaria alla secondaria di secondo grado) e tenute da attori, giornalisti ed esperti scientifici di Leonardo. Si tratta di un piano che gode di un'adeguata “copertura” istituzionale, rientrando nell’ambito delle iniziative prefigurate dalla legislazione italiana[3] e dal PNRR.[4] Per questo motivo, riteniamo fondamentale continuare a monitorare quella che non si configura come un’idea estemporanea destinata a esaurirsi con il prossimo anno scolastico, bensì come il primo passo per la penetrazione del complesso industrial-militare nell’istruzione pubblica.

Ci aspettiamo, inoltre, la nascita di nuovi percorsi di “eccellenza” dal forte stampo meritocratico. Questi spingeranno verso una sempre maggiore differenziazione dell’offerta didattica, con l'obiettivo di creare poli speciali per gli studenti più performanti – sul modello delle università statunitensi – in cui le aziende, e in particolare quelle belliche, avranno un ruolo centrale nella formazione dei ragazzi.

Dopotutto, era lo stesso Mario Draghi a lamentare nel suo famigerato Rapporto che, a differenza di quanto accade nell’Unione Europea, negli USA «le risorse finanziarie sono altamente concentrate in alcune Università di ricerca di alto livello, che hanno la chiara missione di rimanere all'avanguardia nelle classifiche mondiali, con conseguente produzione di ricerca di grande impatto».[5] Il timore è che i piani del legislatore, già di per sé deprecabili e irrispettosi della grande tradizione umanistica dell’istruzione europea, siano orientati principalmente a far rimanere l'Italia «all'avanguardia» della ricerca militare.

  1. Science, Technology, Engineering and Mathematics.
  2.  Gruppo Mondadori, Comunicato stampa: HUB Scuola e Fondazione Leonardo ETS insieme per diffondere la cultura STEM nelle scuole italiane, 6 Ottobre 2025, https://www.gruppomondadori.it/media/news-comunicati-stampa-e-social/2025/hub-scuola-e-fondazione-leonardo-ets-insieme-per-diffondere-la-cultura-stem-nelle-scuole-italiane.
  3. Cfr. L. 197/2022, art. 1, cc. 552 e 553.
  4.  Missione 4, Componente 1, Investimento 3.1. Ma anche gli Investimenti numeri 1.4, 1.5 e 2.1.
  5. M. Draghi, The future of European competitiveness, Part B: In-depth analysis and recommendations, pp. 247-248.

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