Serbia: finisce l'era Tadic. A sorpresa il nazionalista Nikolic nuovo presidente

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Serbia: finisce l'era Tadic. A sorpresa il nazionalista Nikolic nuovo presidente

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Contrariamente a tutti i sondaggi della vigilia, il leader conservatore e nazionalista Tomislav Nikolic è il nuovo presidente serbo. Si è infatti imposto a sorpresa nel ballottaggio contro l'europeista presidente uscente Boris Tadic con uno scarto ancora da verificare con esattezza ma intorno ai due punti percentuali. ''Esiste la giustizia divina. La Serbia da stasera ha un nuovo presidente. Ho vinto grazie a tutti i cittadini della Serbia'', ha detto Nikolic, che ha sottolineato tuttavia la sua intenzione di continuare sulla strada dell'integrazione europea del paese. ''La Serbia manterra' il suo corso europeo. Questa elezione non era su chi portera' la Serbia verso la Ue ma su chi regolera' i problemi economici creati dal Partito democratico (Ds, di Tadic)'', ha aggiunto il leader conservatore parlando ai giornalisti nella sede del suo Partito del progresso serbo (Sns). 
Nikolic, in passato vice primo ministro di Slobodan Milosevic, processato all’Aja per crimini di guerra e morto nell’aprile 2006, era quindi al governo quando la NATO bombardò la Serbia e in un’intervista disse che avrebbe preferito vedere il paese allearsi con la Russia piuttosto che aderire all’Unione Europea. Negli ultimi anni Nikolic ha ammorbidito la sua retorica e stemperato la sua posizione rispetto all’UE, purché non si conceda nulla al Kosovo. Nel 2008 uscì dal partito radicale serbo del nazionalista Vojislav Seselj, attualmente sotto processo all’Aja per crimini di guerra, e fondò il suo partito del progresso (SNS), col quale ha vinto le elezioni raccogliendo il malcontento per la difficile situazione economica del paese. I punti chiave del suo programma elettorale sono gli investimenti nel settore agricolo e industriale e una tassa sui patrimoni ricchi per finanziare un aumento delle pensioni.
Boris Tadic, presidente serbo dal 2004, ha ammesso la sconfitta, congratulandosi con il suo avversario.  ''Abbiamo avuto tempi molto difficili, era logico che gran parte della responsabilità sarebbe caduta sulle mie spalle'', ha ancora osservato Tadic con riferimento alle crescenti difficolta' economiche vissute dalla Serbia anche a causa della generale crisi globale. Non a caso la Serbia è afflitta da un tasso di disoccupazione pari al 24% e ha un debito estero di 24 miliardi di euro. ''Nessuno in Europa in questi quattro anni e' rimasto al potere dopo le nuove elezioni''. Tadic ha comunque fatto appello a tutte le forze politiche a non abbandonare l'orientamento europeo della Serbia. ''Cio' sarebbe un grave errore'', ha detto. Tadic, riformatore e europeista convinto, aveva basato la sua campagna elettorale sull'accelerazione del cammino europeo della Serbia e sul miglioramento della situazione economica del paese, in primo luogo con l'attrazione di nuovi investimenti stranieri.
Lo scorso marzo Bruxelles ha concesso a Belgrado lo status di Paese candidato, premiando il corso di riforme democratiche e liberali di Tadic, ma anche la cattura degli ultimi criminali di guerra (Karadzic, Mladic e Hadzic) e l'avvio del dialogo con Pristina per una soluzione negoziata della crisi del Kosovo. Nikolic, un ex estremista nazionalista convertitosi su posizioni piu' moderate e tiepidamente favorevoli all'integrazione europea (nel 2008 usci' dal Partito radicale serbo dell'ultranazionalista Vojislav Seselj, attualmente sotto processo per crimini di guerra al Tribunale dell'Aja, per fondare il suo Sns), ha capitalizzato il malcontento popolare per la precaria situazione economica. 

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