Servizio pubblico denuncia il dramma sanità in Calabria: sprechi, strutture abbandonate e malati in fuga
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di Maria Murone
Fonte: Nextnotizie
La Calabria, dopo il caso Gentile, è ancora sotto i riflettori della stampa nazionale. Questa volta è Servizio pubblico ad accenderli, attraverso i suoi cronisti Sandro Ruotolo, Dina Lauricella e Francesca Fagnani, e a smascherare nuovi retroscena sulla situazione drammatica della regione e in particolare della sanità calabrese.
Fonte: Nextnotizie
La Calabria, dopo il caso Gentile, è ancora sotto i riflettori della stampa nazionale. Questa volta è Servizio pubblico ad accenderli, attraverso i suoi cronisti Sandro Ruotolo, Dina Lauricella e Francesca Fagnani, e a smascherare nuovi retroscena sulla situazione drammatica della regione e in particolare della sanità calabrese.
“I vari Scopelliti, Gentile – dice un medico intervistato che mantiene l’anonimato - hanno fatto un accordo, si sono divisi la città e la provincia e praticamente c’è stato un equilibrio. Hanno gestito le cose, le nomine, gli appalti. Se non sei schierato con l’uno o con l’altro, se non sei massone, se non sei dell’Opus Dei qui carriera non se ne fa”.
Frasi agghiaccianti che non svelano l’arcano, ma confermano il disastro di anni e anni di politiche “criminali” che stanno affossando completamente una regione ricca di paradisi naturali e di risorse umane bellissime, costrette spesso a fuggire per un lavoro, per una vita dignitosa, e molto spesso anche per curarsi.
Si elencano poi gli sprechi: per costruire il pronto soccorso di Cosenza ci sono voluti 12 anni e più di 8 milioni di euro, inaugurato proprio un anno fa dal presidente della Regione Scopelliti in piena campagna elettorale.
E poi gli sperperi, le consulenze milionarie, le strutture costruite, nuove, arredate e poi abbandonate in una regione piegata da un buco di bilancio sulla sanità pari a un miliardo e mezzo di euro.
Il filmato mostra ancora il disagio di tante donne e uomini calabresi stipati negli ospedali alla ricerca di un posto letto o malati che cercano la guarigione in altre parti d’Italia dove il livello di civiltà consente quanto meno di essere rispettato come essere umano.
Un video che spezza il cuore, perché il diritto alla salute, in un Paese normale, dovrebbe essere il primo diritto sacrosanto.


