«Si apre una fase di gravi pericoli per il Venezuela, ma anche spazi politici per il PSUV»

L'AntiDiplomatico intervista il giurista Fabio Marcelli

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«Si apre una fase di gravi pericoli per il Venezuela, ma anche spazi politici per il PSUV»



di Fabrizio Verde

In occasione delle elezioni legislative tenutesi in Venezuela lo scorso 6 dicembre, il PSUV e i suoi alleati al governo hanno subito una netta sconfitta. Infatti, l'eterogeneo cartello elettorale delle opposizioni riunito sotto le insegne della MUD ha ottenuto ben 112 seggi sui 167 a disposizione, ossia i due terzi dell'Assemblea Nazionale Venezuelana. 

 

Abbiamo intervistato il giurista Fabio Marcelli per capire quanto e come potrà andare a incidere sulle politiche del Presidente Nicolas Maduro questa nuova composizione dell'Assemblea Nazionale, oltre che ragionare sulle cause che hanno determinato questa affermazione delle forze di opposizione al chavismo. 

 

Dopo la pesante sconfitta subita dal fronte governativo chavista in questa tornata elettorale, quali sono gli scenari che si aprono per il Venezuela? 

 

Gli scenari possibili sono vari e si andranno precisando nelle prossime settimane. E' probabile che la nuova maggioranza di destra faccia di tutto per estromettere il chavismo da ogni carica, compresa ovviamente la presidenza della Repubblica e che non accetti alcun dialogo istituzionale per risolvere i problemi del paese. Ciò significa che si apre una fase di gravi pericoli, ma anche che si creano spazi politici per il PSUV che deve riaccreditarsi di fronte alle masse come unico rappresentante affidabile dei loro interessi storici ed immediati. 

 

In base all'architettura istituzionale venezuelana e alla Costituzione della Repubblica Bolivariana, quanto potrà incidere l'opposizione sulle politiche del PSUV e del Presidente Nicolas Maduro?

 

Molto, dato l'importante ruolo svolto dal Parlamento (si tratta pur sempre di una democrazia rappresentativa). Esiste però un margine di manovra per il presidente, specie tenendo conto dell'esistenza di contropoteri istituzionali quali i consigli comunali e il referendum, per non parlare della lotta sociale di massa più in generale. Un ruolo fondamentale sarà svolto per tutta una fase dal tribunale supremo, i cui membri possono essere revocati dall'assemblea nazionale a maggioranza del due terzi in caso di colpa grave. Il presidente potrà, al pari di qualsiasi altro funzionario pubblico elettivo, essere revocato, a condizione che sia trascorsa la metà del mandato, che eserciti il diritto di voto almeno il 25% degli elettori e che si pronunci per la revoca un numero di elettori pari o superiore a quelli che a suo tempo lo elessero. Il vicepresidente e ministri possono invece essere rimossi dell'assemblea nazionale con i due terzi o, rispettivamente, i tre quinti dei voti. 

 

A suo giudizio, in questa netta sconfitta quanto hanno pesato fattori come guerra economica, riduzione del prezzo del petrolio e mancata divesificazione del modello produttivo venezuelano, basato quasi esclusivamente sull'esportazione del greggio?

 

Sicuramente sono stati i fattori determinanti. Al riguardo bisogna distinguere tra guerra economica dei poteri forti privati internazionalmente sostenuti ed organizzati e responsabilità del governo per manchevolezze e ritardi che pure vi sono stati. 

 

Con l'ultima tornata elettorale legislativa si sono celebrate in Venezuela 20 elezioni negli ultimi 17 anni. In Italia invece abbiamo il terzo Presidente del Consiglio insediatosi a Palazzo Chigi senza alcuna investitura popolare e che prende ordini e direttive direttamente dai tecnocrati che siedono in quel di Bruxelles. Eppure secondo certi mezzi d'informazione la Repubblica Bolivariana sarebbe uno stato totalitario, mentre la nostra una grande democrazia in piena salute... 

 

I media, a loro volta asserviti in grande maggioranza ai poteri economici, partono da una concezione del tutto soggettiva ed alquanto truffaldina di democrazia. Basti pensare alla Grecia Fanno breccia in un'opinione pubblica come la nostra affetta da mancanza di memoria se non da un vero e proprio analfabetismo di ritorno che oscilla fra trionfalismo a volte venato di razzismo (siamo i meglio, quelli sono sottosviluppati) e autocommiserazione senza speranza.

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