Si scrive Coppa del Mondo, si legge politica: il destino politico di Rousseff legato a Neymar?

La rielezione della Presidente passa anche e soprattutto per un esito senza incidenti e trionfale del mondiale in corso

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Si scrive Coppa del Mondo, si legge politica: il destino politico di Rousseff legato a Neymar?

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di Ludovica Morselli
 
“I mondiali di calcio sono un evento raro in grado di influire pesantemente per i mesi a venire sul destino politico nazionale del Brasile. Risolleverà le traballanti sorti della Rousseff o metterà i chiodi alla sua bara politica”. Così commenta Gary Hufbauer, membro del Peterson Insitute for International Economics, l’appuntamento sportivo più seguito dell’anno. Incredibile la sfiducia dei brasiliani, i quali, secondo un sondaggio dell’agenzia di Rio de Janeiro Unicarioca, saranno solo il 55% a tifare incondizionatamente la nazionale, mentre molti dell’ altro 45% sperano che questa non arrivi alla fine della competizione e anzi tiferanno contro, stanchi delle deludenti politiche economiche della presidente e speranzosi che un fallimento calcistico porterà a un nuovo leader. In Febbraio infatti i sondaggi davano la Rousseff in testa del 55% mentre oggi, a 4 mesi dalle elezioni è scesa di sette punti percentuali. E non è finita perché la maggioranza dei brasiliani, il 61%, pensa che ospitare i mondiali di calcio sia stato un errore considerato che i 10 miliardi di dollari necessari a costruire impianti, potenziare infrastrutture e trasporti, potevano essere utilizzati per programmi sociali come la riduzione della povertà nel paese che raggiunge un preoccupante 16% secondo gli studi della Banca Mondiale. 
 
Insomma pare che la popolazione e la presidente abbiano priorità diverse, inoltre la differenza con il Sud Africa, ultimo paese ospitante la coppa del mondo, fa arrabbiare in molti: loro avevano speso meno della metà. Molti esperti, e lo stesso Hufbauer, sostengono che l’economia non fosse pronta per questo sforzo poiché in stallo da quasi 4 anni e dove i giorni del boom economico appaiono ormai lontani. 
 
James Green professore alla Brown University sostiene che: “se il Brasile perde, se ci saranno problemi logistici o se si verificherà repressione dei manifestanti che discutono l’eccessiva spesa; questo si rifletterà negativamente sul governo. Ma se in questo contesto le cose procederanno senza problemi sarà una grande spinta a favore della Rousseff”. Solo l’anno scorso le manifestazioni incendiavano, letteralmente, le maggiori città brasiliane: iniziate come proteste contro l’aumento dei prezzi dei biglietti del trasporto pubblico, finite come protesta contro il governo e la sua dilagante corruzione e contro le brutalità delle forze dell’ordine. Invece qualche settimana fa, proprio prima dell’inizio dell’evento sportivo, gli scioperi hanno fermato la metropolitana di Sao Paulo creando enormi disagi per gli oltre 4,5 milioni di passeggeri, e ancor più significativo migliaia di senzatetto hanno marciato verso il Corinthias Stadium per sottolineare lo stridere tra le loro condizioni di vita e come il governo invece spende i soldi. Hanno fatto vedere che loro non sono invisibili, che non hanno nulla se non la loro capacità di farsi sentire e così hanno bloccato per ore una delle autostrade più trafficate della città, paralizzandola.
 
C’è invece chi dissente da queste previsioni. Marcos Lisboa, vicepresidente del think-tank Insper, afferma che “il governo è ostaggio delle manifestazioni perché la gente usa i mondiali di calcio per criticare la leadership”, e aggiunge che “l’importanza della gara è sovrastimata per quanto riguarda l’influenza sulle elezioni politiche”. Green, sulla stessa linea, sostiene che in Brasile “tutto accade all’ultimo minuto” e che la popolazione alla fine tiferà incondizionatamente la nazionale come successe nel 1970 quando il Brasile era schiavo di una feroce dittatura eppure anche i prigionieri politici tifarono i giocatori brasiliani, e finirono per vincere. 
 
Eppure, la presidente Rousseff è stata pesantemente fischiata e insultata durante la partita Brasile-Croazia anche se con nonchalance dal suo box di vetro faceva finta di niente. La folla si è scatenata con feroci insulti non appena è stata inquadrata sul grande schermo insieme al presidente della FIFA Blatter. La sicurezza è dovuta intervenire diverse volte per calmare gli animi tra la curva vip dove critici incattiviti e sostenitori della presidente dall’altra parte, per poco non venivano alle mani. Un ex deputato di Rio de Janeiro, Fernando Gabeira, ha commentato questi episodi in un lucido editoriale per un quotidiano di Sao Paulo: “il Brasile è una macchina senza gli ammortizzatori della mediazione parlamentare, senza la lubrificazione del dialogo democratico, che si trascina avanti. Abbiamo mostrato questo al mondo in diretta e colori”.
 
La presidente ha risposto a chi la derideva: sono quella piccola e rancorosa élite che si può permettere di comprare biglietti da 400$, che si oppone al welfare per i più poveri, sono quelli che “vogliono la democrazia senza la gente”. 
 
Intanto il mondiale continua e senza eccessivi incidenti e se è vero che le sue elezioni dipendono anche da questo, la presidente può tirare un sospiro di sollievo, fino alla prossima partita...

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