"Siamo il bersaglio speciale". Lavrov avverte: la macchina della propaganda occidentale punta alla Duma
Il Ministro degli Esteri russo ha dichiarato che Mosca si prepara a respingere qualsiasi tentativo di influenzare le elezioni del 2026, denunciando al contempo l'ipocrisia di Bruxelles e il suo "doppio standard" democratico
Il Ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha lanciato un duro monito riguardo alle prossime elezioni legislative in Russia, accusando apertamente l'Occidente di preparare tentativi di influenza. Nel corso di un incontro della commissione per la cooperazione internazionale del partito Russia Unita, i cui contenuti sono stati pubblicati sul sito del Ministero degli Esteri, Lavrov - come riporta l'agenzia TASS - ha dichiarato che Mosca non deve nutrire illusioni e deve prepararsi a possibili ingerenze straniere nel voto per la Duma di Stato del 2026.
"La Russia è il bersaglio speciale degli 'ingegneri' geopolitici occidentali che vogliono condizionare il processo elettorale", ha affermato il capo della diplomazia russa, aggiungendo che durante le recenti elezioni presidenziali il Paese ha già sperimentato l'uso di strumenti di intelligenza artificiale contro di esso. "Visto che da soli non sono così intelligenti, probabilmente devono affidarsi ai risultati della tecnologia moderna in queste questioni", il commento sarcastico di Lavrov.
Il Ministro ha poi allargato il proprio fuoco critico alla scena internazionale, commentando le recenti tensioni transatlantiche. Ha definito "un forte segnale" il fatto che gli Stati Uniti non siano più allineati con la democrazia "così come è intesa in Europa", riferendosi alle critiche statunitensi ai sistemi autoproclamati democratici del Vecchio Continente. In questo contesto, Lavrov ha giudicato "sorprendente" la "schiettezza" della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, che ha esortato Washington a non interferire nella cosiddetta "democrazia europea".
Particolarmente dura è stata la reazione di Lavrov alle dichiarazioni della Capa della diplomazia Ue, Kaja Kallas, la quale ha affermato che l'Unione Europea aiuterà l'Armenia nello stesso modo in cui "ha fatto in Moldavia". Il Ministro russo ha bollato queste parole come una "confessione, una confessione sincera e piena", interpretandole come un'ammissione di ingerenza politica.
Infine, Lavrov è tornato sul tema delle elezioni, questa volta in Ucraina, a proposito delle dichiarazioni del presidente USA Donald Trump sulla necessità di svolgere elezioni presidenziali nel paese in guerra. Secondo Lavrov, tali affermazioni sollevano la questione di come l'Occidente intenda "orchestrare" tale appuntamento elettorale, in un chiaro riferimento alla sua narrativa sulla natura controllata dall'esterno del governo di Kiev.
Il discorso del Ministro riflette la costante tensione tra Mosca e le capitali occidentali, con una Russia sempre più assediata da potenze esterne determinate a minarne la sovranità e l'integrità politica, in patria come nelle aree di legittimo interesse storico e strategico di Mosca. Insomma, nonostante la sconfitta sul campo di battaglia in Ucraina i guerrafondai europei nno hanno ancora abbandonato l'idea di infliggere a Mosca una sconfitta strategica.

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