"Siamo un paese sovrano": il muro di Sheinbaum contro le ambizioni militari di Trump

La replica arriva dopo che Trump ha dichiarato di essere pronto a ordinare attacchi in territorio messicano, in una escalation che rischia di trasformare la guerra alla droga in un conflitto tra nazioni

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Nuova tensione tra Washington e i suoi vicini meridionali. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato senza mezzi termini di essere pronto a ordinare azioni militari dirette contro i cartelli della droga in Messico e Colombia, paragonandole ai recenti bombardamenti condotti dalla Marina USA contro imbarcazioni nel Mar dei Caraibi e nel Pacifico orientale. Queste operazioni, secondo fonti, avrebbero già causato oltre 80 vittime e sono state bollate dal presidente colombiano Gustavo Petro come "esecuzioni extragiudiziali".

Intervistato dalla testata Politico, Trump ha risposto affermativamente alla domanda se considererebbe azioni simili nei territori nazionali di Messico e Colombia, paesi definiti "ancora più responsabili" nel traffico di fentanyl verso gli Stati Uniti. "Sì. Io lo farei. Certo che lo farei", ha dichiarato il presidente dalla Casa Bianca, pur evitando di approfondire i dettagli di quelle che sarebbero, in assenza di consenso dei governi locali, palesi e illegali violazioni della sovranità nazionale e del diritto internazionale.

La risposta da Città del Messico non si è fatta attendere. La presidente Claudia Sheinbaum, nel corso della sua consueta conferenza stampa, ha respinto con fermezza qualsiasi ipotesi del genere. "No, questo non avverrà perché non è necessario, in primo luogo. In secondo luogo, perché siamo un paese sovrano e non accetteremmo mai un'intervento straniero; e terzo, perché abbiamo già un'intesa con gli Stati Uniti in materia di sicurezza", ha dichiarato la leader messicana, adottando un tono pragmatico ma irremovibile.

Sheinbaum ha scelto di non innalzare ulteriormente i toni della polemica, sottolineando di non dover rispondere a ogni dichiarazione del presidente Trump e di cercare sempre la miglior relazione possibile tra i due paesi. Tuttavia, il messaggio di fondo è stato chiaro: la sovranità del Messico è una linea rossa invalicabile. La replica della presidente evidenzia la profonda divergenza tra la retorica bellicista di Washington, che estende la cosiddetta "Operazione Lancia del Sud" ben oltre la lotta al narcotraffico secondo le critiche di molti osservatori, e la difesa del principio di non ingerenza da parte delle nazioni latinoamericane.

Lo scenario che si delinea supera infatti la questione del controllo del traffico di droga. Le azioni statunitensi nelle acque internazionali, accompagnate da accuse senza prove al governo venezuelano di Nicolás Maduro e da ingenti dispiegamenti militari, sono viste da molti nella regione come una pericolosa escalation di stampo unilaterale e neocoloniale. Le condanne giunte da Russia, Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani e diversi governi regionali, unite allo scetticismo sull'effettiva proporzionalità e legalità di tali attacchi, pongono Trump di fronte a una forte resistenza diplomatica.

Mentre la Casa Bianca persegue una strategia di forza, descritta dai critici come una politica del "fatto compiuto" militare, leader come Sheinbaum e Petro stanno ergendo un argine basato sul diritto internazionale e sulla difesa della sovranità nazionale. Il contrasto non potrebbe essere più netto: da una parte la minaccia di interventi diretti, dall'altra l'affermazione di una partnership paritaria e rispettosa dei confini. Una partita che si gioca non solo sulla sicurezza, ma sulla stessa definizione delle relazioni interamericane nel XXI secolo.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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