Siria, fiammata settaria a Homs: avviato lo sfollamento forzato della minoranza sciita
Le forze di sicurezza del governo di Damasco hanno avviato una vasta e sistematica campagna di sfollamento forzato ai danni della popolazione sciita nel governatorato di Homs. Secondo le denunce raccolte sul campo, le autorità avrebbero già costretto almeno mille famiglie ad abbandonare le proprie case, procedendo alla demolizione di decine di abitazioni e proprietà private.
La campagna ha subìto un'impennata lo scorso 29 giugno, quando i residenti dei quartieri di Al-Mazraa e di altre aree limitrofe di Homs hanno ricevuto avvisi formali di evacuazione.
Il pretesto burocratico e l'ultimatum delle 72 ore
Secondo quanto dettagliato dall’Archivio di Giustizia Siriano (SJA), le autorità di Damasco hanno giustificato i provvedimenti con motivazioni puramente burocratiche:
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Presunta mancanza di permessi edilizi.
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Costruzioni abusive su terreni dichiarati "di proprietà statale".
La notifica dell'ordine, tuttavia, è avvenuta tramite messaggi telefonici massivi che intimavano l'abbandono immediato delle case "su ordine della dirigenza del governatorato di Homs". Ai residenti è stato concesso un ultimatum di sole 72 ore, allo scadere del quale le autorità hanno interrotto le forniture di energia elettrica e acqua potabile, rendendo i quartieri inabitabili.
Around 1,000 Syrian Shia families face displacement as authorities demolish village west of Homs
— The Cradle (@TheCradleMedia) June 30, 2026
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According to Syria Justice Archive, authorities affiliated with Syria's transitional government moved into the predominantly Shia village of Al-Mazraa, west of Homs, on 29 June,… pic.twitter.com/Z62RPbh7JK
Violenze sul campo e blackout mediatico
Subito dopo la fine dell'ultimatum, i reparti della Sicurezza Generale e le milizie governative sono entrati in forze ad Al-Mazraa e Al-Raqqa (nei pressi della zona di Al-Waer), avviando l'abbattimento delle infrastrutture con i bulldozer.
“Le demolizioni sono state accompagnate da insulti e minacce da parte dei membri della milizia. Ai residenti e ai passanti è stato tassativamente impedito di filmare la distruzione”, riferiscono fonti locali a SJA.
Nel tentativo di fermare i blocchi, una delegazione di cittadini si è recata al capoluogo della provincia di Homs, ma il governatore nominato dal governo centrale si è rifiutato di riceverli.
???????? Jolani's gangs are cutting off water and electricity to the Shia village of Al-Mazra'a in the rural part of Homs.
— S p r i n t e r (@SprinterPress) June 29, 2026
Sources from the village confirmed that the gangs have given residents 72 hours to evacuate the village as part of preparations for its demolition, as part of… pic.twitter.com/tuVPpuh8lo
Nonostante il severo blackout mediatico imposto da Damasco, sui social media sono emersi video e immagini che testimoniano la gravità delle demolizioni. In un filmato, in particolare, si vedono agenti della sicurezza picchiare e schernire un civile disarmato mentre quest'ultimo invocava "Ya Hussein" (figura centrale del martirio sciita). L'operazione è scattata non a caso a pochi giorni di distanza dall'Ashura, la ricorrenza in cui la comunità sciita commemora la morte del nipote del Profeta.
La denuncia dei residenti: "È pulizia etnica"
Gli abitanti del luogo non hanno dubbi e descrivono gli eventi come una "campagna di spostamento forzato a sfondo settario". A conferma di questa tesi, le denunce evidenziano come gli ordini di demolizione per mancanza di permessi abbiano colpito esclusivamente le proprietà di cittadini sciiti e alawiti, ignorando deliberatamente i manufatti privi di licenza appartenenti alla maggioranza sunnita.
#CentralSyria | #Homs: Families are fleeing their homes as demolitions continue for a second straight day in the Shia-majority village of Al-Mazraa near Homs. https://t.co/C8dBJVfLo5 pic.twitter.com/PvfpksefMq
— Syria Justice Archive (@SyJusticeArc) June 30, 2026
Dalla caduta di Bashar al-Assad alla fine del 2024, il nuovo assetto di Damasco ha registrato una scia di violenze contro le minoranze del Paese:
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Marzo 2025: Migliaia di alawiti uccisi nelle prime fasi di consolidamento del potere.
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Mesi successivi del 2025: Centinaia di civili drusi perdono la vita negli scontri a Suwayda.
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Inizio 2026: Atrocità contro i civili curdi durante l'offensiva governativa per il controllo delle aree energetiche settentrionali.
CentralSyria | Homs : Demolitions of residents’ homes continue in the village of Al-Mazraa, as accompanying police forces also carried out arrests, hurling sectarian insults and slurs against Shia beliefs while detaining a citizen and assaulting him https://t.co/jN50Bl9fzL pic.twitter.com/guizBSf2eJ
— Syria Justice Archive (@SyJusticeArc) June 30, 2026
Il nuovo scacchiere geopolitico
L'attuale escalation si inserisce nel profondo mutamento geopolitico che ha investito la Siria dopo il 2024. Il governo guidato dall'autoproclamato presidente Ahmad al-Sharaa ha progressivamente stretto un asse strategico con Washington. Gli Stati Uniti hanno revocato la maggior parte delle sanzioni economiche, elevando Damasco al rango di "partner" nella coalizione globale contro l'ISIS.
Un'alleanza che la diplomazia internazionale porta avanti nonostante i passati ruoli di primo piano dello stesso Sharaa all'interno di Al-Qaeda e come vice del defunto leader dell'ISIS, Abu Bakr al-Baghdadi. Oggi, l'apparato di sicurezza e il Ministero della Difesa siriano vedono la forte penetrazione di fazioni radicali dell'ex cartello di gruppi armati – tra cui Hayat Tahrir al-Sham (HTS), Ahrar al-Sham, Jaish al-Islam e il movimento Noureddine al-Zinki – storicamente protagoniste di duri scontri e violenze settarie contro le minoranze sciite, alawite, cristiane e druse del Paese.


