Siria in fiamme: Stangata sui carburanti fino al 40% e proteste in tutto il Paese
Domenica scorsa in Siria sono esplose violente proteste a seguito della decisione del governo di aumentare i prezzi del diesel fino al 40% e quelli della benzina del 28%. Gran parte della popolazione vive in condizioni di estrema povertà e fatica a sopravvivere a un'inflazione fuori controllo, aggravatasi ulteriormente dopo la caduta dell'ex presidente Bashar al-Assad nel 2024.
Aumento del prezzo del carburante scatena proteste in tutta la Siria — La Siria ha implementato forti aumenti del prezzo del carburante fino al 40%, scatenando proteste in diverse parti del paese, mentre i residenti hanno espresso preoccupazione per l'aumento del costo della vita. I prezzi del diesel sono aumentati del 40%, mentre i prezzi della benzina.
Fuel price hike sparks protests across Syria —— Syria has implemented sharp fuel price increases of up to 40%, triggering protests in several parts of the country as residents voiced concerns over the rising cost of living. Diesel prices rose by 40%, while gasoline prices increased by 26–28% and household cooking gas by around 9%. The government said the increases are temporary and attributed them to higher global fuel import costs and the temporary shutdown of the Baniyas refinery for maintenance, as reported by Al-Araby Al-Jadeed. The price hikes come as Syria faces a significant energy shortfall, producing around 100,000 barrels of oil per day against estimated demand of 350,000 barrels. Protests were reported in Raqqa, Hasakah, Deir Ezzor, Aleppo countryside, and other areas, with demonstrators blocking roads and preventing oil tankers from passing. The unrest reflects growing concerns over the impact of higher fuel prices on transport, agriculture, electricity generation, and the overall cost of living.
— The Cradle (@TheCradleMedia) September 13, 2026
Le speranze che la situazione economica migliorasse dopo la revoca delle severe sanzioni statunitensi — imposte originariamente per rovesciare Assad — si sono rivelate del tutto vane. Gli imponenti rincari si inseriscono in un quadro di impennata dei costi energetici su scala globale, causata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz a seguito del conflitto scoppiato a febbraio tra Stati Uniti, Israele e Iran, oltre che dai continui attacchi dell'Ucraina contro le raffinerie russe.
A livello interno, il governo siriano ha giustificato i rincari con i lavori di ristrutturazione della raffineria di Baniyas, un impianto strategico la cui capacità produttiva passerà da 80.000 a 130.000 barili al giorno (bpd). Le manifestazioni hanno interessato i governatorati di Idlib, Aleppo, Hama, Deir Ezzor e Raqqa: territori a netta maggioranza sunnita, storicamente considerati vicini al nuovo governo guidato da Ahmad al-Sharaa, ex comandante di Al-Qaeda. Diversi filmati diffusi in rete mostrano i residenti mentre bloccano l'autostrada internazionale Damasco-Aleppo nei pressi di Maarat al-Numan, nel sud di Idlib.
La Siria produce circa 102.000 barili di petrolio al giorno, a fronte di un fabbisogno interno di ben 325.000 barili. Per colmare questo deficit, il Paese deve ricorrere massicciamente alle importazioni, come confermato dal ministro dell'Energia Mohammad al-Bashir. Dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz, alcuni produttori del Golfo hanno iniziato a trasportare greggio via camion attraverso il territorio siriano fino al porto di Baniyas; tuttavia, tali forniture sono destinate quasi esclusivamente all'esportazione verso l'Europa e altri mercati esteri.
Il Ministero dell'Energia ha fatto sapere che continuerà a monitorare l'andamento dei listini in base all'evoluzione dei mercati internazionali, confermando l'impegno a lungo termine per potenziare le infrastrutture di raffinazione e stoccaggio.
Contemporaneamente, forti tensioni hanno colpito anche il nord del Paese. A Kobane, città a maggioranza curda, otto persone sono morte nell'incendio di una prigione e altre 17 sono rimaste ferite durante duri scontri tra la popolazione e le forze di sicurezza. Le violenze sono scoppiate a margine delle proteste che chiedevano giustizia per il rapimento e l'uccisione di Sami Hassou, un membro curdo del Ministero della Difesa siriano.
Kurdish protesters in Qamishlo demanding revenge after Arab tribal members abducted and killed an SDF member with a knife. https://t.co/Cf487M1Lzy
— Wladimir van Wilgenburg (@vvanwilgenburg) September 10, 2026
Hassou faceva parte delle Forze Democratiche Siriane (SDF), sciolte e integrate nelle nuove forze di sicurezza statali dopo l'accordo raggiunto a gennaio tra il presidente Sharaa e il leader curdo Mazloum Abid. Secondo la famiglia, Hassou è stato rapito e decapitato da appartenenti a una tribù araba; la successiva diffusione in rete del video del suo cadavere ha scatenato la dura reazione della comunità curda.
Manifestanti curdi a Qamishlo chiedono vendetta dopo che membri di una tribù araba hanno rapito e ucciso a coltellate un membro delle SDF.
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