Siria: Lakhdar Brahimi, nuovo Inviato Speciale di Lega Araba e Nazioni Unite per la Siria
L’Inviato non nutre molte speranze in una soluzione alla crisi siriana
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Il 1° settembre Lakhdar Brahimi ha assunto la carica di Inviato Speciale di Lega Araba e Nazioni Unite per la Siria, dopo le dimissioni di Kofi Annan. Assumendo il nuovo incarico, il diplomatico algerino ha fornito una visione scoraggiante del compito che gli si prospetta, affermando di nutrire ben poche speranze su una possibile soluzione della crisi siriana. Brahimi incontrerà il Presidente siriano Assad l’8 settembre e ha già dichiarato di voler basare la sua sede a Damasco o a Il Cairo, nel tentativo di trascorrere il maggior tempo possibile nella regione. L’Inviato Speciale tenterà la strada del confronto equo con tutte le parti coinvolte: regime, opposizione e Comunità Internazionale, cercando di abbattere quel “muro di mattoni” che ha fiaccato l’azione di Annan. Brahimi spera di evitare qualunque forma di intervento militare straniero in Siria, sostenendo che l’impiego della forza in diplomazia equivale al suo fallimento.
Intanto in Siria si continua a combattere. L’Osservatorio siriano per i diritti umani parla di oltre 26mila vittime dall’inizio delle rivolte e di 5mila nel solo mese di agosto. Oltre un milione, invece, i siriani costretti a fuggire. Damasco e Aleppo continuano a rappresentare i due principali centri in cui si fronteggiano l’Esercito regolare siriano e il Free Syrian Army(FSA). Due esplosioni sono avvenute in prossimità del quartiere di Abu Rummaneh, nella capitale, che ospita alcun centri logistici del regime tra cui la sede del Ministero della Difesa, il Quartier Generale dell’Esercito e la sede regionale del partito Ba’th. Una bomba sarebbe esplosa anche nell’Ufficio per la Sicurezza Militare. Vittime anche nel villaggio di al-Fan, vicino Hama. Continuano intanto i bombardamenti da parte dell’Esercito siriano. Gli ultimi, registrati su Aleppo e Dara’a, sarebbero stati condotti dagli aeroporti civili di Damasco e Aleppo. Il FSA ha concesso un ultimatum di 72 ore alle compagnie aeree che ancora operano nei due scali, scaduto il quale lancerà un’offensiva per prendere il controllo degli aeroporti di Damasco e Aleppo.


