Siria, ministri degli Esteri di Germania e Francia incontrano il governo di transizione
Questa mattina, a Damasco, sono giunti il ministro degli Esteri tedesco, Annalena Baerbock, e il suo omologo francese, Jean Michel Barrot, per incontrare Ahmed al Sharaa il capo del governo di transizione in Siria, leader di Hayat Tahrir al Sham considerato dall’Onu e dagli Stati Uniti come gruppo terroristico.
Prima della sua partenza, il capo della diplomazia tedesca ha dichiarato: "In questo momento i siriani hanno l'opportunità di riprendere in mano il destino del loro Stato. Vogliamo sostenerli in questo: in un trasferimento di potere inclusivo e pacifico, nella riconciliazione della società, nella ricostruzione, oltre agli aiuti umanitari che abbiamo costantemente fornito al popolo siriano nel corso degli anni".
Inoltre, ha ribadito che "la Germania e i suoi partner internazionali sono anche impegnati a garantire che il processo interno siriano non venga disturbato dall’esterno. [...] Ciò include anche il rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale da parte di tutti gli Stati confinanti.”
Baerbock ha sottolineato che “la nuova società siriana dovrebbe garantire diritti a tutti i membri e che questi diritti non dovrebbero essere potenzialmente compromessi da scadenze eccessivamente lunghe fino alle elezioni o da misure volte a islamizzare il sistema giudiziario o educativo".
A tal proposito ha ribadito che "è fondamentale che i gruppi religiosi o etnici e le minoranze in Siria, come gli alawiti, i cristiani, i drusi o i curdi, così come le donne, partecipino al processo politico. Un ripristino sociale può avere successo solo se è inclusivo e aperto. Il governo di transizione deve impegnarsi in questo senso ora e lo giudicheremo in base alle sue azioni".
Infine, ha ricordato che "per la Germania e l'Unione Europea, la sovranità e l'integrità territoriale della Siria sono fondamentali per garantire che in Siria possa svilupparsi un ordine politico nuovo e inclusivo".
Tra l’altro, sia Baerbock che Barrot hanno chiarito a nome dell'Unione europea che sono "pronti a sostenere la Siria nel suo ripristino politico e nel trasferimento pacifico del potere, nella sua ricostruzione e, non ultimo, in un processo di riconciliazione sociale".
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