Smart Working 2026: Più che un diritto, un piano di risparmio bellico

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Smart Working 2026: Più che un diritto, un piano di risparmio bellico

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In attesa di analizzare compiutamente il testo governativo sullo smart working urge qualche sana considerazione sul lavoro agile. Partiamo dal riconoscere che la modalità agile arriva puntualmente nei momenti di grande crisi, dalla pandemia alla guerra, nonostante la sua applicazione negli enti locali sia stata a dir poco problematica, spesso osteggiata da dirigenti e amministratori per i quali la sola modalità lavorativa è quella in presenza.
 
Dal 7 aprile 2026 sono in vigore i nuovi obblighi per i datori di lavoro, è uno dei primi provvedimenti intrapresi per la emergenza dettata dalla guerra e proprio in nome di questa emergenza già intravediamo l'ombra del business. Vogliamo fare degli esempi? Dalla promozione delle cucine ad indizione, con qualche bonus finalizzato all'acquisto dei nuovi elettrodomestici,  alla revisione degli orari di lavoro (specie nei periodi estivi se gli effetti della crisi saranno prolungati) per evitare l'utilizzo dei condizionatori.
 
E poi ridurranno i limiti di velocità per le autovetture e alla occorrenza saranno alternate le targhe nelle grandi città, sono solo alcune delle misure al vaglio del Governo per ridurre  i consumi petroliferi e di gas. Intanto qualche circolare potrebbe arrivare per mettere al bando delle auto vecchie, e con elevato consumo di carburante, il tutto non per ridurre l'impatto inquinante sul pianeta ma solo per la penuria di greggio e gas.
 
Qualche riflessione dovrebbe pur scaturire da questa situazione se non fosse che dalle esperienze passate non traiamo mai insegnamento alcuno, Oggi si parla di garantire sicurezza e trasparenza al welfare, eppure la esperienza pregressa ha rappresentato solo un vantaggio per i datori scaricando gli oneri sulla forza lavoro (per dirne una la esclusione del ticket)
 
La novità  dell'ultima ora potrebbe essere rappresentata dalla norma che impone ai datori di lavoro il rispetto di norme stringenti e vincolanti con tanto di ammende e contravvenzioni pecuniarie in caso di mancato rispetto delle normative di sicurezza nei luoghi di lavoro.
 
Ma anche su questo punto è lecito nutrire dubbi perchè la gestione della modalità agile non è stata sufficientemente analizzata, ad esempio per quanto riguarda il burnout, i rischi connessi all'uso del videoterminale, lo stress da lavoro correlato fino ai disturbi posturali per la prolungata presenza davanti al Pc. In teoria esisterebbe il diritto alla disconnessione, nella pratica non sempre questo diritto viene rispettato ed applicato.
 
 Pensare quindi a una logica partecipativa del lavoratore alla organizzazione e gestione dei servizi in modalità agile appare un azzardo, da tempo sappiamo che lo smart incide negativamente sulla nostra salute per il cosiddetto tecnostress, gli orari prolungati spesso con poche e insufficienti pauese. E poi aggiungiamo  la non ergonomicità delle postazioni, l' aumento esponenziale dei carichi di lavoro incluse anche alcune mansioni superiori esplicitamente mai richieste ma spesso collegate alle prestazioni esigibili.
 
Chi ha pensato allo smart come a una sorta di privilegio potrebbe presto ricredersi, da qui forse la ricerca di crescente responsabilizzazione della parte datoriale sul fronte sicurezza senza prima avere investito la medicina del lavoro, l'Inail e l'Inps del problema, al fine di conoscere nel dettaglio la modalità agile e prevenire, studi alla mano, le ripercussioni sulla salute della forza lavoro.

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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