Social Terrorism: ecco gli spin doctor dietro lo Stato Islamico (ISIS)

Non solo armi e sostegno, ma dagli Stati Uniti i profeti del terrore hanno ormai appreso anche le moderne tecniche di comunicazione. Dal blog di Augusto Rubei

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Social Terrorism: ecco gli spin doctor dietro lo Stato Islamico (ISIS)

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Con la diffusione seriale dei video dell'orrore, lo Stato Islamico ha raggiunto un livello di utilizzo dei social media come mai nessuna organizzazione terroristica prima. Non solo armi e sostegno logistico al momento della sua formazione, quindi, ma si può dire che dagli Stati Uniti i profeti del terrore anti-occidentale hanno ormai appreso anche le tecniche di comunicazione più moderne. Sul Fatto Quotidiano, Augusto Rubei rileva come una delle agenzie più importanti dietro la diffusione dell'opinione dell'Isis è il “Ghuraba Media Foundation“, che, dopo aver curato filmati per la promozione dei ribelli ceceni nel Caucaso e quelli di Boko Haram, opera come un vero e proprio service per la produzione e alla distribuzione dei video dello Stato islamico.


Dall'articolo di Augusto Rubei sul Fatto Quotidiano

 
Su Twitter ha iniziato a cinguettare con l’account@alghuraba_ar, al quale di tanto in tanto aggiunge qualche numero per ovviare alla censure dei moderatori (oggi è @alghuraba_ar04, ma mentre scrivo potrebbe essere cambiato nuovamente). Per ampliare il suo network e incrementare il numero di collegamenti ipertestuali si affida a siti come justpaste.it e per l’archiviazione utilizza spazi come gulfup.com e sendspace.com.
Ogni settimana pubblica saggi e libri in formato pdf, molti dei quali sono dedicati alla difesa dello Stato islamico contro i suoi detrattori. L’archivio dei suoi scritti cresce di giorno in giorno, e sta diventando un rivale, per quanto modesto, della biblioteca jihadista della “Minbar al-Tawhid wa’l-Jihad” (la pagina, vale a dire uno dei siti web pro-al Qaeda più conosciuti al mondo, moderato dal terrorista giordano Abu Muhammad al-Maqdisi,  rimesso in libertà proprio in questi giorni dalle autorità di Amman per essere “usato” con lo scopo di rivolgere ai suoi seguaci sermoni anti-Is(is), in una escalation di violenze e di accuse venutasi ad aprire dopol’uccisione del pilota giordano.
Entrambe le “società” in passato si sono misurate con alcune defezioni interne e scambi di influenti pensatori, seguendo l’ondata di apostasia che ha afflitto al Qaeda negli ultimi anni. Sono diversi gli ideologi islamisti che dallo scorso agosto si sono infatti avvicinati al Califfato iracheno. Abu al-Mundhir al-Shinqiti e Turki al-Bin’ali sono due di questi. Prima facevano parte del “Consiglio della Sharia” della Minbar, una sorta di direttorio per l’agenzia, poi hanno giurato fedeltà ad Abu Bakr al-Baghdadi e sono stati allontanati.
Dal canto suo, la Ghuraba (che significa “coloro che sono estranei”, in memoria dell’hadith attribuito al Profeta Maometto tra i salafiti musulmani: “L’Islam è iniziato come qualcosa di strano e tornerà ad essere strano, così come è iniziato, così da dare la lieta novella agli stranieri”) non dispone di un consiglio ufficiale vero e proprio, bensì ospita una consorteria di collaboratori regolari: due mauritani (Abu ‘Ubayda al-Shinqiti e Abu Salama al-Shinqiti), un iracheno (Abu Khabab al-‘Iraqi), un marocchino (Zakariya’ Bu Gharara), un sudanese (Musa ‘ id ibn Bashir) e molti altri imam semi-sconosciuti (Abu Musab al-Athari, ‘Ubayda al-Athbaji, Abu Bara’a al-Sayf e “Ahlam al-Nasr”, descritta come “la poetessa dello Stato Islamico“).
Sono le teste pensanti del’Is(is), o almeno alcune di loro, anche se vale la pena sottolineare che la Ghuraba non è unica nel suo genere, su Twitter sono presenti decine di agenzie che svolgono attività analoghe, come la Battar Media Foundation, la Wafa’ Foundation for Media Production e la A’isha Media Center, per citarne alcune. Nei primi di settembre più di una dozzina di queste piattaforme si sono unite sotto l’ombrello del “Media Front In Support of the Islamic State”.

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