Solo un Parlamento europeo rinnovato può salvare il mondo del lavoro dal TTIP

Basta! sul perché i trattati di libero scambio costituiscono una minaccia per i diritti dei lavoratori

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L'area di libero scambio, in corso di negoziazione tra l'Unione Europea e gli Stati Uniti – noto come Trattato  transatlantico di commercio e investimento (TTIP con l'acronimo inglese) - rischia di compromettere le norme ambientali e sanitarie europee, permettendo, inoltre, alle multinazionali di portare gli stati europei davanti arbitri privati. 
 
Con questa premessa, Rachel Knaebel su Basta! sostiene come il futuro trattato costituisce anche una minaccia per l'esercizio del diritto sindacale e per diverse protezioni sociali, come il salario minimo. Questo perché negli Stati Uniti non rvengono riconosciuti la maggior parte delle convenzioni fondamentali dell'Organizzazione internazionale del lavoro.
 
Dato che è la Commissione che negozia direttamente con gli Stati Uniti, Parlamenti e cittadini nazionali sanno veramente poco. Il trattato, prosegue Rachel Knaebel, mira a instaurare una vasta zona di libero scambio - 29 stati e 820 milioni di abitanti, separati dall'Atlantico del Nord – con l'eliminazione dei diritti di dogana, la soppressione degli ostacoli non tariffari al commercio (licenza d'esportazione, controllo di qualità delle importazioni...), l'armonizzazione delle norme e dei regolamenti. Le norme europee in materia sociale e ambientale potrebbero essere giudicati troppo vincolanti dalle aziende e si potrebbe, ad esempio, aprire le porte europee all'arrivo della famigerata carne con gli ormoni americana. 


 
Altro punto sensibile sono i meccanismi di protezione degli investimenti. Nel trattato si discute di permettere alle multinazionali americane e europee, che si considerano "discriminate" da un regolamento, di reclamare degli indennizzi agli Stati davanti a dei tribunali d'arbitraggio privati ad hoc. Esistono già tali tribunali e i loro arbitri proteggono quasi sempre gli interessi privati: grazie a loro, le inprese europee potranno essere impegnate a evitare l'aumento del salario minimo o, ad esempio, avrebbero potuto bloccare la decisione dell'uscita dal nucleare della Germania nel 2011. La sola minaccia di una denuncia contro il divieto di un prodotto giudicato tossico, di una tecnica d'estrazione o di lavoro la domenica per esempio, può far ricadere la decisione degli Stati a favore delle imprese. 
 
Ma per la Commissione europea, il gioco vale la candela. Secondo l'istituzione di Bruxelles, "l'accordo transatlantico andrà a stimolare la crescita e aumenterà i posti di lavoro". Un ottimismo che non convince i sindacati europei. Al di là delle previsioni sugli effetti positivi – 0,5% di Pil di aumento secondo uno studio della Commissione – i sindacati del Vecchio continente sono in allarme su quello che accadrà al mondo del lavoro nella prospettiva di un'armonizzazione verso il basso.  "Gli Stati Uniti non hanno ratificato le convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIT)", segnalava nell'aprile del 2013 la Confederazione europea dei sindacati, che rimarcava le «violazioni dei diritti dei lavoratori negli Usa, in particolare di quelli a organizzarsi e a negoziare in modo collettivo". Sottolinea Wolfgang Uellenberg della confederazione sindacale tedesca dei Verdi che con il TTIP "le imprese potranno contestare gli standard dell'OIL come discriminatori. Potrebbero far valere il diritto che la protezione dei lavoratori e i diritti sindacali sono degli ostacoli al commercio e al libero mercato. Avranno il ricorso davanti ai tribunali di arbitraggio privato in nome della protezione dei loro investimenti per aiutarli". 


 
In tutta Europa, conclude Rachel Knaebel, cresce la protesta nella società civile contro il trattato e l'opacità delle negoziazioni. Per tentare di fornire una risposta, la Commissione ha aperto una consultazione pubblica online per "sapere se l'approccio proposto dall'Ue per il TTIP traduce un giusto equilibrio tra la protezione degli investitori e la salvaguardia della capacità e dei diritti assoluti dei governi dell'Ue di legiferare nell'interesse generale", ha dichiarato il commissario al commercio, Karel de Gucht. "Si tratta di una parodia di consultazione democratica. Coloro che rigettano questo sistema di regolamenteo delle controversie Stati-multinazionali perchè pericoloso e ingiusto non hanno nessuna possibilità di esprimere la propria opinione nel questionario proposto dalla Commissione. La Commission dovrebbe al contrario mostrare la propria disponibilità ad un vero dibattito, piuttosto che proporci una campagna pubblicitaria messa all'attenzione delle multinazionali", sostiene Attac. 
 
Una volta terminate le negoziazioni, il trattato dovrà poi essere ratificato dal Parlamento europeo. Un Parlamento che, per fortuna, si rinnoverà il 25 maggio prossimo. 

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