"Sono fortemente preoccupato", Kofi Annan sulla situazione in Siria. Altri 60 morti lunedì
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Le violenze in Siria non si arrestano e anzi, proseguono con un'escalation definita “preoccupante”, anche dall'inviato dell'Onu Kofi Annan. Almeno 60 persone, in maggioranza civili, sono morte lunedì, 63 erano state le vittime della domenica. L'esercito di Assad, come documentano le immagini di una webcam, stanno bombardando in continuazione la città di Rastane nella provincia di Homs (centro), la regione di Heffa nella provincia di Latakia (nord ovest), delle zone in provincia di Idleb (nord ovest) e la località di al Ashara nella provincia di Deir Ezzor (est).
Annan si è detto "fortemente preoccupato" per l'aggravarsi degli scontri nonostante il cessate il fuoco imposto dalle Nazioni Unite lo scorso 12 aprile (e mai entrato effettivamente in vigore). In una nota diffusa da Ginevra chiede inoltre che sia immediatamente consentito l'ingresso degli osservatori militari delle Nazioni Unite nella città di Al-Haffa ed esprime il timore che i civili siano intrappolati in città. "Il regime ora usa di più gli elicotteri dopo le severe perdite subite dalle truppe di terra", ha spiegato Rami Abdul-Rahman, del Laboratorio siriano per i diritti umani, un gruppo di attivisti con base a Roma. "Dalla fine di maggio dozzine di veicoli dell'esercito sono stati distrutti o danneggiati", ha aggiunto.


