S&P: la crescita di AFD mette in discussione i meccanismi di salvataggio dell'euro

"Quando arriverà la prossima crisi, Lucke sbarrerà la strada alla Merkel con le baionette". A. Evans-Pritchard

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S&P: la crescita di AFD mette in discussione i meccanismi di salvataggio dell'euro

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Alternative für Deutschland sta imperversando in tutta la Germania come un tornado. Una settimana fa il partito ha ottenuto il 12.6% dei voti nel Brandeburgo e il 10.6% in Turingia, dopo il successo in Sassonia.  Sul suo blog sul Telegraph, Ambrose Evans-Pritchard scrive come un report a firma Moritz Kraemer di Standard & Poor's ha emesso uno stato d'allerta eccezionale sulla zona euro. L'agenzia di rating sostiene come la crescita del partito anti-euro tedesco AFD mette in discussione il meccanismo di salvataggio dell'euro e qualsiasi forma di QE, stimolo che è già stato dato per scontato dai mercati.
 
La crescita di AFD, prosegue Pritchard, costringerà Angela Merkel ad adottare una linea più dura nei confronti dell'Europa, e complicherà ulteriormente la gestione dell'Unione monetaria. Proprio ieri il capo del partito Bernd Lucke ha messo sotto pressione il governatore della BCE Mario Draghi durante la sessione della commissione sugli affari economici e monetari. Lucke ha attaccato in particolare i piani della BCE per gli acquisti di asset, insistendo sul fatto che nel sistema finanziario vi è già una liquidità più che sufficiente a scongiurare la deflazione. Lucke è professore di economia all'Università di Amburgo, il suo braccio destro è Hans-Olaf Henkel, ex capo della Federazione dell'industria tedesca e giornalista finanziario di Handelsblatt: sono persone serie, prosegue Evans-Pritchard, e i tentativi di etichettarli come romantici estremisti, e ultimamente come agitatori di estrema destra, è improbabile che possano funzionare. 
 
E' quindi chiaro che la Germania la tirerà per le lunghe per mesi sul piano della BCE di acquisti di obbligazioni private (ABS, RMBS, covered bond). L'asse Berlino/Francoforte cercherà di garantire che non si arrivi a molto - almeno fino a quando non sarà la Germania stessa ad averne bisogno. Questa settimana il governatore della Bundesbank Jens Weidmann ha dichiarato che il piano di acquisto titoli della BCE sposta il rischio dalle banche ai contribuenti. In ogni caso, ha detto, è"dubbio" se ci siano degli asset di alta qualità disponibili a sufficienza per fare la differenza.  
 
Weidmann era stato messo in minoranza sull'OMT nell'agosto 2012, ma quello era un episodio completamente diverso. Non era stata messa in minoranza la Germania. Il ministro delle finanze tedesco aveva contribuito a creare l'OMT, come male minore in un momento in cui l'Italia e la Spagna stavano andando fuori controllo. Questa volta Berlino è più vicina alla Bundesbank e Wolfgang Schäuble ha respinto ogni proposta di reflazione, lanciando l'allarme al G20 sul fatto che si stanno già formando delle bolle nei mercati azionari e immobiliari.
 
Siamo tornati al problema centrale che ha tormentato la zona euro: fino a che punto il corpo politico tedesco è disposto a spingersi per sostenere l'unione monetaria quando si arriva in una fase di crisi acuta? Questo problema non è mai stato risolto. In ogni fase la Germania ha accettato di fare solo quel tanto che bastava per mantenere in vita l'UEM, sempre all'ultimo minuto, senza mai andare abbastanza lontano da mettere l'unione monetaria su un sentiero sostenibile. Se e quando la prossima crisi colpirà, conclude il columnist del Telegraph, Lucke dell'AFD sbarrerà la strada alla Merkel con le baionette, non con i forconi.

Per la traduzione completa dell'articolo di Ambrose Evans-Pritchard si rimanda e si ringrazia Voci dall'estero

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